Kim Sterelny – La sopravvivenza del più adatto – Dawkins contro Gould (2001)

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Negli ultimi anni sembrano essere ritornate agli onori della cronaca alcune grandi diatribe scientifiche, sia di vecchio stampo ma riciclate in più occasioni (come il perenne scontro Creazionisti – Evoluzionisti), sia nuove di zecca, anche interne alle stesse correnti di pensiero. Ne è un caso la polemica narrata in questo saggio sulla diatriba continuata per anni su svariate riviste del settore e in varie opere letterarie, tra l’etologo inglese Richard Dawkins e il paleontologo statunitense Stephen Jay Gould, recentemente scomparso, sulla reale natura dell’evoluzionismo per selezione naturale, così come fu descritto da Darwin ne L’origine delle specie

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Stephen Jay Gould

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Richard Dawkins

Non è certo un caso che questi due scienziati, pur essendo entrambi convinti sostenitori delle teorie di Darwin, abbiano punti di vista diametralmente opposti sulla selezione naturale, sia per una mentalità e una formazione completamente diversa, sia per avere filosofie di base riguardo la funzione e l’utilità della scienza che si discostano nettamente l’una dall’altra. 
Dawkins difatti ha una mentalità che si potrebbe definire ‘Neoilluminista’, abbracciando appieno la visione della scienza come unica fonte oggettiva e obiettiva in grado di chiarire e fornire risposte sugli eventi naturali.

Gould invece, pur essendo per certi versi ancora più radicale nel suo sostegno alle scienze naturali in generale e alle teorie di Darwin in particolare, non ha mai negato di ritenere queste solamente una delle risposte possibili ai grandi quesiti circa l’origine e la natura del nostro mondo; inoltre egli ha spesso criticato sia chi, come Dawkins, ritiene le risposte fornite dalla scienza le uniche possibili, sia chi, eccessivamente preso dal dover dimostrare e sostenere a tutti i costi una determinata teoria, finisce col cercare in tutti i modi di ascrivere determinati eventi e scoperte al contesto di questa, anche se si tratta di verità parziali o forzate (questo tipo di visione viene descritto da Gould come adattazionismo).

Attenzione però: questo tipo di ottica non è legato solamente alla visione religiosa dei problemi legati all’evoluzione naturale, anzi questi sono aspetti secondari nella diatriba tra i due principali eredi di Darwin, essa è strettamente legata a tutto l’ambito entro cui orbita la discussione, e alle differenti visioni dei due scienziati (più ‘assolutista’ quella di Dawkins, più critica e autocritica quella di Gould).

Ma in che cosa risiedono le differenze fondamentali nella visione della selezione naturale da parte dei due? Da un lato Dawkins, autore del famoso saggio Il gene Egoista, descrive un mondo di ‘replicatori genetici’ autosostentati e capaci di riprodursi e svilupparsi di generazione in generazione, che sfruttano determinati ‘veicoli’ per il loro sviluppo. A tali veicoli solitamente nella visione dell’etologo britannico corrispondono gli interi organismi ma non solo, talvolta anche le loro comunità e popolazioni, ma i comportamenti selezionati hanno sempre il fine ultimo di preservare nel tempo il patrimonio genetico, piuttosto che il singolo individuo o la specie a cui appartiene.

Dall’altro lato la visione di Gould, più complessa per certi versi, ma anche più tradizionalista e legata al Darwinismo classico (si opera ancora all’interno del concetto di specie), descrive una selezione che opera per mezzo di numerosi fattori contingenti ma di natura disparata; questi, sommati tutti assieme, producono un risultato finale selezionato e ben adattato all’ambiente, ma che è comunque legato in buona parte a determinati eventi casuali che hanno portato a selezionare determinate specie che in ambiti differenti non sarebbero mai esistite. Parte di questi fattori sono strutturali, legati quindi al ‘campo di variabilità’ del fenotipo (espressione fisica dei geni) di ciascuna specie, altri sono totalmente imprevedibili e dovuti al caso.

Non è un caso che tra gli argomenti utilizzati dal paleontologo americano a supporto delle proprie teorie un peso importante lo ricoprano le grandi estinzioni di massa che hanno colpito il nostro pianeta nel corso della sua storia. Tali eventi, secondo Gould, avrebbero pesantemente influito nel premiare, in maniera decisamente casuale, determinate specie fortuitamente dotate di capacità di sopravvivenza ai nuovi ambienti creati da grandi e subitanei sconvolgimenti del clima planetario.

Gould è stato infatti uno dei primi accesi sostenitori della teoria secondo cui la caduta di un grosso meteorite sulla terra avrebbe causato l’estinzione di numerosi gruppi animali e vegetali, tra cui i Dinosauri, alla fine del Cretaceo (65 m.a.f.).

Parimenti a tale visione si associa l’osservazione diretta delle testimonianze fossili: modifiche sensibili si sono avute nel corso di tempi relativamente brevi, in alternanza a lunghi periodi di stasi e relativa immobilità nelle variazioni delle specie; a tal proposito è utile la testimonianza degli studi di Eldredge, noto per aver dato origine, insieme allo stesso Gould, alla teoria degli ’equilibri punteggiati’, che, dallo studio dei Trilobiti (grande gruppo di Artropodi estinti, la cui testimonianza fossile è amplissima e ben documentata per molti dei principali periodi geologici), conferma tale visione: lunghissimi periodi di invariabilità, alternati a brevi ‘rivoluzioni’ con comparsa di nuove specie e variazioni nella loro morfologia.

Testimonianza fossile incompleta o effettivo movimento ‘a scatti’ dell’evoluzione? Certo è che l’evoluzione lenta, graduale e che opera per gradi invisibili, come disegnata da Darwin, sembra venir meno di fronte a tale teoria, che ultimamente sembra essere la più sostenuta tra i paleontologi e gli evoluzionisti.

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Trilobiti

Dawkins ha una visione più organica e classica da questo punto di vista, e sostiene l’idea di un’evoluzione che opera a vari livelli, sia molecolare che dei singoli individui, prima ancora che a livello della specie. A sostegno di questa egli sottolinea ad esempio l’importanza della varietà intraspecifica (all’interno della stessa specie) come ulteriore aspetto della selezione genetica, che porta a fenomeni di speciazione ma soprattutto di selezione dei più adattati, anche quando questi non generano nuove specie. Gould in tal senso invece ritiene questo tipo di variabilità spesso ininfluente sul risultato finale, dato che le modifiche in una specie generalmente oscillano all’interno di un campo di variabilità fenotipico dettato principalmente dalle variazioni climatiche e ambientali, ma che a lungo termine comunque tendono a stabilizzarsi su valori intermedi.

Altro punto che Dawkins porta a favore della propria visione è la presenza sia dell’altruismo nei comportamenti animali (a favore della salvezza non dell’individuo ma del genotipo), che altrimenti risulterebbe inspiegabile, e l’esistenza di ‘geni fuorilegge’ che operano a spese del progetto adattativo del veicolo, aumentando le proprie possibilità.

Gli esempi forniti da Sterenly a favore di entrambe le visioni, che a dire il vero per determinati aspetti non sono così distanti, sono comunque numerosi, interessanti e sviluppano in maniera approfondita il discorso, in modo di chiarire al meglio la diatriba e permettono al lettore di comprendere a fondo i punti su cui basano la propria visione i due scenziati. 
A completare l’opera c’è un capitolo di riferimenti bibliografici di estrema utilità per chi voglia approfondire l’argomento, suddiviso a seconda delle tematiche trattate, che rende ancora più preziosa quest’opera.

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