Stephen Hart – Il linguaggio degli animali (1996)

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Una delle dottrine scientifiche più ‘giovani’, essendo sostanzialmente nata a cavallo tra XIX e XX secolo ed essendosi sviluppata solamente in queste ultime decadi, è l’etologia, o studio del comportamento animale. Tanto ampio è il campo di studi, dato che comprende tutto l’insieme di gestualità, forme di comunicazione e comportamentali dell’intero regno animale, tanto breve è la storia della scienza preposta al suo studio: questo presuppone che gran parte delle ricerche in corso siano ancora in uno stato embrionale, e che molte grandi scoperte possano tuttora essere fatte; si tratta, in sostanza, di una scienza ‘di confine’.

Uno dei punti di forza di questa dottrina scientifica è proprio l’essere un campo di studi recente e per questo di grande fascino per il grande pubblico. In questa ottica nascono opere divulgative come Il linguaggio degli animali, del biologo statunitense Stephen Hart: una narrazione affascinante e al tempo stesso affascinata ci porta svariati esempi provenienti dai più disparati gruppi animali a dimostrare come il linguaggio, sia esso visivo, vocale, gestuale o tramite altri mezzi, sia tutt’altro che una prerogativa umana.

Ovviamente pescare in questo mare di informazioni non è affatto semplice, e infatti Hart fornisce pochi esempi significativi per alcuni dei principali gruppi tassonomici, onde evitare di sommergere il lettore con tonnellate di informazioni dispersive, esortandolo invece a interessarsi all’argomento e ad approfondire, in letteratura o meglio ancora tramite osservazione diretta in natura, i metodi e le forme di comunicazione del mondo animale.

Nonostante il grande amore per la disciplina in oggetto, l’autore ricorda ai lettori (ma è un monito soprattutto per gli studiosi) di non farsi prendere da facili entusiasmi alla vista di potenziali nuove scoperte, e cita in tal senso l’esempio del celebre ‘cavallo sapiente’ Hans. 
Questo animale, allevato verso la fine del XIX secolo da un insegnante tedesco in pensione di nome Wilhelm von Osten, aveva, almeno apparentemente, la capacità di compiere calcoli matematici estremamente complessi, capendo le domande dei propri interlocutori e fornendo risposte invariabilmente esatte, semplicemente battendo uno zoccolo a terra fino a dare il risultato del calcolo richiesto.

Hans divenne presto una celebrità e le sue capacità vennero ritenute genuine anche da alcuni scienziati, finché non ci si accorse che Hans sapeva rispondere correttamente soltanto quando chi era presente nella sua stessa stanza era a conoscenza della risposta. Ciò che lo stesso von Olsten ignorava, difatti, era che Hans non aveva sviluppato una straordinaria capacità di calcolo, ma aveva un altro talento: sapeva riconoscere quegli impercettibili segnali del corpo, sia del suo maestro ma anche di altre persone e persino degli estranei, che inconsciamente gli comunicavano quando smettere di battere lo zoccolo a terra. 

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Il ‘cavallo sapiente’ Hans

Sebbene il fallimento dell’esperienza di Hans placò gli entusiasmi nel campo della comunicazione tra uomini e animali, questo fu comunque un aiuto per le esperienze di ricerca successive, evitando che altri studi in questo campo fossero viziati da possibili imbrogli o errori; uno sbaglio analogo alla vicenda del cavallo sapiente, peraltro, avvenne in seguito, quando si scoprì che uno scimpanzé di nome Nim, a cui era stato insegnato il linguaggio dei segni, in realtà imitava le movenze dei propri insegnanti, pur non avendo idea del significato dei propri gesti.

La comunicazione tramite segnali di varia forma (visiva, sonora, odorosa) è propria anche di organismi non particolarmente complessi, come insetti, ragni, persino molluschi. Tra gli esempi forniti da Hart spicca l’interazione sociale dei Cefalopodi (calamari e seppie) tramite il mutamento del colore del corpo, dovuto a particolari cellule epidermiche chiamate cromatofori.

Gli esempi di insetti ‘comunicatori’ non sono meno numerosi, a partire dalla danza delle api operaie, studiata dal premio nobel Karl von Frisch, passando per il trillio dei grilli maschi, atto sia ad attirare le femmine che a scoraggiare eventuali contendenti, per arrivare addirittura al ronzio delle zanzare, che serve anch’esso ad attirare il partner.

I ragni hanno svariate forme di comunicazione: rilevano le vibrazioni della ragnatela, alcune specie si basano sugli odori e in determinati casi vengono compiute danze rituali per placare il partner. Il caso più estremo è dato però dal maschio di Metellina segmentata, che si apposta ai margini della tela della femmina e attende, a volta anche per giorni interi, finché questa non cattura una preda e se ne sazia. Solamente a tal punto il maschio si presenta, evitando così di essere sbranato.

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Metellina segmentata

Procedendo con gruppi tassonomici più complessi, Hart cerca di descriverci le particolarità più peculiari di ciascuno di essi: per i pesci, insieme alla linea laterale,  caratteristica esclusiva del loro regno con l’eccezione di alcuni anfibi, un organo che permette una ricezione estremamente sensibile dei movimenti dell’acqua, c’è l’elettricità: oltre a essere in grado di crearla per stordire le proprie prede (come nel caso delle torpedini), alcuni pesci la utilizzano come mezzo per ‘vedere’ in ambienti particolarmente torbidi o oscuri, o in certi casi per comunicare con altri individui della propria specie.

Passando per forme di comunicazione ben più conosciute, come il gracidio delle rane e il canto degli uccelli, che comunque presentano complessità e esempi di imitazione e forme di apprendimento fino a qualche anno fa impensabili, giungiamo agli esempi più insoliti della classe dei Mammiferi: quelli che Hart definisce ‘i contrabbassi’, ovvero la comunicazione tramite onde sonore dalle frequenze estremamente gravi, spesso al di sotto della soglia dell’udibile (infrasuoni), da parte di alcune specie di balena e degli ippopotami. Questo tipo di emissione sonora avviene sott’acqua, lungo il corso del fiume per gli ippopotami, e sembra avere funzioni sociali di una certa importanza. La particolarità principale è però il potersi propagare anche per distanze lunghissime (decine di chilometri), e a grande velocità. Ai ‘contrabbassi’ appartengono anche i rinoceronti e gli elefanti, in grado di sprigionare una grande potenza infrasonora, ma anche animali di taglia ben più piccola, come i merluzzi, i polpi, le seppie e i galli cedroni.

Altri mammiferi con notevoli capacità di linguaggio sono i delfini, che hanno una particolare struttura anatomica della testa (melone) che consente loro di concentrare e orientare i suoni che emettono, e in grado di avere comunicazioni sociali anche particolarmente complesse con i propri compagni. 

Il gruppo tassonomico che però offre maggiori spunti di studio sono sicuramente i Primati, sia per l’alto livello di complessità nelle forme di comunicazione e nella gestualità già presenti in natura, sia perché alcune scimmie (il gorilla Koko, lo scimpanzé Washoe, l’orango Chantek) hanno dimostrato di essere in grado di poter comunicare con l’uomo in maniera anche molto complessa e simbolica con il linguaggio dei segni, in particolare l’Ameslan (American Sign Language); in tale campo di studi, sottolinea giustamente Hart, bisogna essere particolarmente attenti alle false scoperte dovute alla grande capacità di emulazione di alcune scimmie, vedi il caso sopracitato di Nim.

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Washoe

In definitiva questo breve e piacevole saggio che si legge in un pomeriggio offre soltanto una sbirciatina nell’amplissimo mondo della comunicazione animale: sono stato costretto a tralasciare moltissime cose, ma spero che il mio libro serva da stimolo ai lettori per saperne di più, scrive Hart. L’operazione in tal senso è sicuramente riuscita, e la lettura è consigliata veramente a tutti.

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