Cinema: ‘Instinct’ di Jon Turteltaub (1999)

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Dopo l’incredibile successo riscosso da Il silenzio degli innocenti, la crescente fama di Anthony Hopkins portò l’attore a scegliere personaggi e trame che sembravano costruite su misura per lui, ovvero individui complessi, dotati di un dualismo che li dipingeva a tratti affascinanti e ricchi di interiorità, mentre altre volte si rivelano pericolosi, violenti e incapaci di inserirsi in un contesto sociale. Sotto quest’ottica alcuni critici hanno liquidato questo film come una riproposizione di temi già visti, con un Hopkins intento a ripresentarsi nei panni di un Hannibal Lecter in salsa pò più ecologista, e mai errore fu più madornale.

Allo stesso modo altri hanno accusato questo film di buonismo e superficialità, dimostrano loro stessi di aver compiuto un esame tutt’altro che approfondito. Instinctin realtà è un film eccezionale, intelligente e mai banale, basato sul confronto psicologico tra due protagonisti diametralmente opposti, che aiuta a riflettere su parecchie realtà del mondo moderno sotto un’ottica assolutamente inedita.

Il film è liberamente tratto dal libro Ishmaeldi Daniel Quinn, in cui il protagonista, tramite comunicazioni telepatiche con un gorilla di pianura rinchiuso in gabbia, scopre gli errori e le contraddizioni della società moderna, paragonandola alle antiche società tribali (simili ai branchi dei gorilla stessi), in cui si viveva in equilibrio con l’ambiente, facendo parte della natura e non cercando di sfruttarla e controllarla. 

Sapremo rinunciare al nostro dominio? è forse la battuta più importante dell’intero film, poichè aiuta lo spettatore a riflettere su quanta libertà ci imponga effettivamente la nostra società moderna, e la strutturazione dei numerosi dialoghi che costituiscono l’ossatura del film portano un pò per volta i protagonisti, così come gli spettatori, a una presa di coscienza su tali tematiche.

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La copertina di ‘Ismael’, di Daniel Quinn

La trama in sé appare piuttosto lineare per il contesto di un thriller: il celebre studioso americano Ethan Powell, dopo aver compiuto per lunghi anni approfonditi studi sui gorilla di montagna in libertà sulle montagne africane, risulta disperso per quasi due anni, finché non riemerge e uccide a colpi di clava due cacciatori intenti a massacrare il branco di scimmie di cui ormai era diventato parte integrante. Il governo degli Stati Uniti riesce a far riportare il professore in patria, e a farlo rinchiudere nel manicomio criminale di Harmony Bay, decrepito e sovraffollato, dove il direttore e i secondini trattano con brutalità i detenuti.

E’ importante notare come, dal momento del delitto, Powell non abbia mai proferito una sola parola. Il professore Ben Hillard (Donald Sutherland), incaricato di eseguire una perizia psichiatrica su Powell, accetta di buon grado di lasciare questa al suo giovane e ambizioso assistente, Theo Caulder (un eccellente Cuba Gooding, jr.), ansioso di vedere com’è un uomo regredito in una sorta di stato primitivo, ripromettendosi di riuscire nell’impresa di rompere il suo silenzio.

Powell al primo incontro appare ancora violento e ritroso al confronto col giovane psichiatra, che però in breve, grazie all’aiuto della figlia del professore, Lynn (Maura Tierney), riesce a far schiudere Powell dal suo silenzio, e a spiegargli, incontro dopo incontro, cosa gli sia avvenuto negli ultimi anni trascorsi in Africa , e cosa lo abbia condotto al delitto. Lo stesso psichiatra, peraltro, sarà vittima dei violenti e improvvisi attacchi di violenza del professore, prima di ottenere la sua fiducia.

Caulder, convinto di poter cambiare le opinioni e il punto di vista del professore, viene al contrario reso partecipe da Powell della sua ottica del vivere in branco, in cui, cone nelle originarie tribù degli uomini, non si caccia mai più del necessario, non si coltiva più di quanto realmente occorra, e in sostanza si fa parte della natura senza cercare di sfruttarla o dominarla. La società moderna, secondo Powell, sarebbe in parte costituita dai cosiddetti Prendi (termine riferito a chi esercita il controllo, in contrapposizione aiLascia), che cercano di esercitare e reiterare il proprio dominio sugli altri. Inoltre, il desiderio di successo, l’ambizione, il perseguire costanti illusioni conducono alla totale mancanza di autentica libertà degli uomini moderni.

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L’ambiente non è dei migliori: le guardie provocano ripetutamente Powell, al fine di far fuoriuscire il suo lato più aggressivo, e esercitano il loro controllo anche sugli altri detenuti in maniera oppressiva; è chiaro l’esempio di ‘controllo’ esercitato tramite l’utilizzo di un mazzo di carte: prima dell’ora d’aria, destinata a un solo detenuto al giorno, vengono date a caso le carte ai detenuti, una ciascuno, e chi ha l’asso di quadri ha il diritto a uscire. Il problema è che sono sempre i più forti a sottrarre tale carta i più deboli, e quindi ad avere diritto ad andare all’aria aperta. Questo per Powell è un chiaro esempio di controllo da parte dei Prendi (in questo caso le guardie). Caulder rimane colpito da tale sopruso, e convince i detenuti a rifiutare questa regola, aiutato anche dal dottore di Harmony Bay, John Murray (George Dzundza), ma inimicandosi peraltro il direttore del manicomio, che lo obbliga ad accelerare la sua perizia, costringendolo ad andarsene prima del tempo previsto.

Caulder riesce però a forzare i tempi: conducendo Powell in uno zoo, a contatto con dei gorilla ingabbiati, il muro viene finalmente abbattuto, e si scopre la verità sugli eventi sanguinosi avvenuti in Africa: Powell aveva semplicemente cercato di difendere il suo branco da un attacco di bracconieri, e oltretutto l’aspetto che più lo aveva abbattuto era il fatto che questi erano giunti a reperire il gruppo di gorilla proprio per colpa sua, avendo trovato alcuni suoi oggetti lasciati lungo la strada, e conducendoli fino a loro.
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E’ interessante il parallelismo compiuto nella figura di Powell a confronto con quella di un vecchio gorilla imprigionato nello zoo, proprio per colpa del professore, molti anni addietro: pur aprendo la gabbia, egli non cerca neanche più di fuggire, tutte le sue speranze e illusioni di ritrovare la libertà sono ormai svanite da tempo; Caulder è però convinto che, raccontando la propria storia, Powell abbia buone probabilità di essere scarcerato, e riesce a convincere il professore che la libertà esiste, non è solo un miraggio.

Presumibilmente il punto di forza di questo film è proprio questo messaggio: la libertà esiste, ed è possibile raggiungerla anche quando le imposizioni della società moderna ci costringono entro mille modelli di pensiero e comportamentali che possono essere superati soltanto prendendo coscienza di sé e dei propri limiti, dettati dall’ambizione, dal desiderio di essere accettati, di fare parte del gioco. La rivisitazione della storia dell’Umanità, ‘senza fronzoli’, così come viene definita dal professor Powell, è il suo altro punto di forza: gli uomini, originariamente, vivevano in tribù in equilibrio tra loro e con il mondo di cui facevano parte, senza cercare di dominarlo; è stato l’arrivo dei Prendi, con le loro pretenziose pretese di controllo sugli altri uomini e sulla natura, illudendosi di essere dei, a rovinare tutto. Ma noi non siamo dei, siamo soltanto uomini: è questo probabilmente il principale messaggio di questo stupendo film.

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