Daniel Quinn – Ishmael

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Nel corso dei primi anni ‘90, in corrispondenza di un discreto ritorno alla spiritualità e a temi tipicamente New Age come la presa di coscienza di sé e del proprio ruolo nella società e nel mondo da parte dei singoli individui, un certo numero di romanzi e saggi trattanti queste tematiche ha riscosso un discreto seguito, trascinati dall’enorme successo ottenuto principalmente da La profezia di Celestino di James Redfield del 1993; tra questi una storia a sé stante ha Ishmael di Daniel Quinn, pubblicato nel 1992, che, con un gran successo di pubblico (oltre mezzo milione di copie vendute), una lunga serie di premi e riconoscimenti letterari per il suo autore, tra cui spicca il Turner Tomorrow Fellowship, assegnato per le “concrete e innovative soluzioni ai problemi mondiali”, e un film ispirato a esso (Instinct di Jon Turteltaub, con Anthony Hopkins e Cuba Gooding, jr), rappresenta sicuramente il capofila di questa corrente nella sua versione più ecologica e ambientalista.

Daniel Quinn, nato nel 1935 a Omaha, Nebraska, laureato alla Loyola University di Chicago e con una lunga carriera nel campo dell’editoria, ha abbandonato il suoi impegni istituzionali per dedicarsi alla creazione dei suoi romanzi nel 1975, ma la grande fama mondiale l’ha raggiunta solamente con questo suo Ishmael, raccogliendo unanimi consensi e numerosissimi proseliti in giro per il mondo. Le tematiche trattate dal romanzo sono difatti molto convincenti e argomentate alla perfezione, e descrivono accuratamente la visione del mondo e del ruolo che la specie umana ha ricoperto nelle ultime migliaia di anni sul pianeta Terra, ovvero la mentalità di possedere e dominare le altre specie, al fine di ottenere il controllo sulla natura e sulle risorse del globo, causando danni forse irreparabili, a partire dalla scomparsa di tantissime specie e habitat per fare spazio all’urbanizzazione e al ‘progresso’.

Non è però il narratore o l’autore stesso a descriverci questa visione del mondo: un uomo della società moderna non potrebbe convincersi appieno di tutti i difetti e le contraddizioni di un sistema di cui è parte integrante. Occorre pertanto la visione esterna di un testimone adattato a convivere con la natura, e a far parte di essa, senza cercare di dominarla o di prevalere sulle altre creature che ne fanno parte. “Maestro cerca allievo. Si richiede un sincero desiderio di salvare il mondo”; il narratore, leggendo queste righe sul giornale in un breve annuncio, pensa da subito al solito imbroglione desideroso di spillare soldi a degli ingenui malcapitati.

Tante sono state le delusioni del protagonista, ormai disilluso sui grandi temi del rinnovamento e della libertà, ma comunque desideroso di approfondire la sua conoscenza e comunque convinto della bontà degli ideali che essi propugnavano: durante la ribellione giovanile degli anni Sessanta e Settanta io ero abbastanza vecchio da capire cos’avevano in mente – rivoltare il mondo da capo a piedi – e abbastanza giovane da credere che ci sarebbero riusciti. Spinto pertanto dalla curiosità e dal desiderio di accertare di persona se il presunto ‘maestro’ sia realmente un ciarlatano, il narratore si presenta all’indirizzo indicato dall’annuncio, e la sorpresa è enorme quando si viene a trovare dinanzi a un gorilla di pianura di enorme mole all’interno di un ufficio apparentemente abbandonato.

Ancora più grande è lo sconcerto quando è l’animale stesso a comunicare col protagonista per via telepatica, presentandosi col nome di Ishmael, e affermando di essere egli stesso il maestro indicato sull’annuncio. Ripresosi dallo sconvolgimento iniziale, il protagonista si rende conto sin dai primi ‘colloqui’ telepatici con il suo nuovo insegnante di trovarsi di fronte a una creatura di enorme conoscenza e saggezza, di oltre sessant’anni di età, che, dopo avergli narrato la storia della sua lunga esistenza, passata tra serragli e zoo fino all’arrivo del suo illuminato padrone di nome Walter Sokolow, a cui deve gran parte delle sue conoscenze e il suo stesso nome, comincia a riversare parte di questa saggezza al suo allievo, affinché narri la storia dell’Umanità sotto una nuova ottica, per rendere chiunque sia disposto ad ascoltarla in grado di salvare il pianeta dalla follia distruttiva dell’uomo. Comincia la narrazione. Il ‘maestro’ richiede da subito al suo nuovo allievo di utilizzare le proprie capacità discernitive e il ragionamento, poiché non desidera dispensare realtà assolute ma vuole convincerlo del proprio credo facendolo arrivare ad esso per brevi tappe, smontando poco per volta le convinzioni che la società moderna, che lui chiama ‘Madre Cultura’, ha inculcato in tutti gli uomini che appartengono ad essa. L’Umanità intera viene divisa in due categorie, i Prendi e i Lascia; i primi appartengono a tutte le culture di stampo moderno, basate sullo sviluppo, il progresso, l’accrescimento e lo sfruttamento della natura e del territorio, mentre i secondi sono costituiti dalle poche società tribali di cacciatori/raccoglitori ancora rimaste sul pianeta. La comparsa nella storia dei ‘Prendi’ viene fissata intorno a 10.000 anni fa, con la comparsa dei primi coltivatori nella ‘Mezzaluna fertile’ della Mesopotamia, compresa tra i due fiumi Tigri ed Eufrate, da cui si svilupparono le prime cività moderne.

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L’edizione in lingua originale di Ishmael

Uno degli aspetti più interessanti della narrazione di Ishmael è la rilettura delle Sacre Scritture, e in particolare delle figure di Caino e Abele: questi altri non sarebbero che le metafore con cui vengono raffigurati due popoli, i coltivatori mesopotamici del Nord a cui si rifà la figura di Caino, e i pacifici pastori Semiti del Sud, progenitori del popolo Ebraico, nel ruolo di Abele.

E’ interessare notare come i primi sin dalla loro comparsa avessero presentato le caratteristiche tipiche del mondo moderno, con lo sfruttamento e la conquista incontrollata di territori sempre più ampi per far fronte a una popolazione in costante accrescimento, aggressivi e noncuranti di tutto ciò che non fosse di utilità alla loro sopravvivenza, rei di aver sterminato i propri ‘fratelli minori’ Semiti pur di accrescere il proprio dominio. Il discorso di fondo di Ishmael in realtà può essere descritto in poche righe: con la comparsa dei ‘Prendi’ la visione del mondo da parte degli uomini è cambiata: la natura non è più come un qualcosa di cui far parte e convivere in armonia, ma soltanto un insieme di elementi da controllare e sfruttare.

La nuova condizione dell’Umanità è divenuta pertanto quella di dominatori assoluti del pianeta e delle altre creature, in quanto specie prescelta dagli Dei per operare il controllo sulla natura al fine di ottenere i propri scopi e accrescere costantemente la propria potenza e ricchezza, e non più farne solamente parte, come nel caso dei pochi gruppi di ‘Lascia’ ancora sopravvissuti sulla Terra. In tal senso è significativa la visione della Genesi fornita da ‘Madre Cultura’ per tutti i popoli di ‘Prendi’, anche con origini e tradizioni differenti: prima sono apparsi gli organismi unicellulari, poi si sono evoluti in pluricellulari, poi sono apparse le meduse, i Molluschi, gli Insetti, i Vertebrati, le Scimmie, le Scimmie Antropomorfe, poi gli Australopitechi, che si sono evoluti in seguito in Homo habilis, poi erectus, poi sapiens, per divenire infine sapiens sapiens, ovvero l’uomo moderno, che sostanzialmente appare in cima all’evoluzione di tutte le creature, come una sorta di essere perfetto e superiore, destinato per sua stessa natura a controllare tutti gli altri viventi con le sue straordinarie capacità. Inutile sottolineare che in realtà questa convinzione, secondo Ishmael, è sbagliata di partenza, perché presuppone un accrescimento e uno sviluppo incontrollato delle aree controllate dall’uomo e un continuo aumento della sua popolazione, ben oltre i limiti sopportabili dalla ‘capacità di carico’ del pianeta. La convinzione di poter ovviare a questo problema con i propri mezzi tecnologici è sbagliata in partenza poiché le risorse disponibili per gestire questi non sono sufficienti per tutti, e in questo caso l’ottimismo è equivalente all’impressione che ha una persona che si lancia da un palazzo di dieci piani, e, dopo un volo di nove, afferma “bé, fin qui tutto bene”.

La filosofia di Ishmael è piuttosto semplice, ovvero un ritorno alla mentalità di equilibrio con la natura tipica delle società tribali, consistente nel convivere con essa, rinunciando al dominio e allo sviluppo incontrollato, in modo da ottenere una stabilità che sin dall’arrivo dei ‘Prendi’ è andata perduta. Il romanzo dal punto di vista strettamente letterario è scritto in un linguaggio semplice e diretto, e le convinzioni del suo autore, espresse tramite la voce di Ishmael, sono descritte e motivate con chiarezza e in maniera estremamente appassionante, permettendo al libro di essere di piacevole e di rapida lettura. Non tutti i punti della visione dell’autore, soprattutto per quanto riguarda la realizzazione pratica di questa ipotetica presa di coscienza generale da parte dell’Umanità sono sviluppate a fondo, e alcuni passaggi un po’ troppo idealisti e buonisti rendono parti del romanzo un po’ stucchevoli, sebbene le opere successive di Quinn sempre sull’argomento abbiano fornito ulteriori spunti di approfondimento. In ogni caso un romanzo azzeccato e coinvolgente, che vale la pena di essere letto per liberare la mente da alcune convinzioni di troppo che ‘Madre Cultura’ ci ha silenziosamente imposto per millenni.

Sito ufficiale di Ishmael

www.ishmael.com

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