Hans-Joachim Zillmer – L’errore di Darwin (1998)

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Tra le grandi dispute scientifiche che hanno dominato le cronache del XIX Secolo, quella che più delle altre ha avuto gli onori della ribalta è stata sicuramente il dibattito tra Evoluzionisti e Creazionisti. Col passare del tempo la querelle è andata via via affievolendosi, sia perchè l’evoluzionismo ha preso nettamente piede, sia per un’effettiva scomparsa graduale dei sostenitori del Creazionismo, quasi totale in ambiente scientifico, per rimanere presenti, in numero tutt’altro che indifferente presso altre istituzioni, in particolare  religiose, anche al giorno d’oggi.

Certo è che ben difficilmente si sarebbe pensato a un ritorno di fiamma di dibattiti di questa matrice in campo scientifico, ritorno che effettivamente c’è stato, in parte anche grazie alle opere di Hans-Joachim Zillmer.

Ingegnere di fama, Zillmer conduce da anni una ricerca sistematica in giro per il mondo di tutti quegli elementi, prove fossili e incongruenze nelle stratigrafie, che secondo lo stesso dimostrerebbero l’inesattezza, o addirittura la completa erroneità, delle teorie evoluzionistiche di Darwin; secondo Zillmer, difatti, troppi sono gli aspetti incerti, o inesatti, delle prove fossili a supporto all’evoluzionismo, a partire dal fatto che numerose impronte fossili di umani siano state rinvenute in prossimità di tracce di animali, come ad esempio i dinosauri, che almeno sulla carta dovrebbero essere vissute in un passato ben più remoto; interessanti allo stesso modo sono numerosi reperti di origine umana, in particolare un celebre martello pietrificato recuperato presso London in Texas, all’interno di un antico blocco di arenaria datato 140 milioni di anni, epoca in cui non solo non si riteneva possibile l’esistenza di uomini capaci di creare un simile tipo di utensile, ma non era presa neanche in considerazione la possibilità che esistessero specie animali anche solo affini all’uomo.

Tra i vari punti sui quali Zillmer basa le sue osservazioni ci sono anche gli avvistamenti di animali ritenuti estinti, per lo più sporadici, ma in certi casi anche clamorosi, come la scoperta del ‘pesce fossile’ celacanto al largo delle coste sudafricane, o la carcassa raccolta nel 1977 da un peschereccio giapponese di un essere estremamente simile a un plesiosauro, recente e ancora in putrefazione…

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La carcassa recuperata da un peschereccio giapponese nel 1977, da alcuni ritenuta di un plesiosauro

Zillmer colpisce a uno a uno tutti gli studi sedimentologici, geologici e paleontologici utilizzati per sostenere per certe le teorie darwiniste dell’evoluzione, dal domandarsi come sia possibile che in tantissimi casi si siano avute delle fossilizzazioni perfette di elementi organici facilmente degradabili, come ad esempio le uova non ancora schiuse, e che queste siano giunte sino a noi in condizioni di conservazione praticamente perfette dopo milioni di anni; l’autore mette anche in dubbio le stesse metodologie di datazione utilizzate attualmente, sia la stratigrafia che la datazione tramite il decadimento degli isotopi radioattivi come il Carbonio 14, al fine di dimostrare che forse la comunità scientifica in questi anni si è impegnata, in un gioco delle parti fin troppo strumentalizzato e ipocrita, a dimostrare certezze che forse non erano tali.

Inutile aggiungere che tale libro ha suscitato un vespaio di polemiche nella comunità scientifica non appena è stato pubblicato, non solo per i contenuti estremamente polemici e i toni piuttosto sarcastici, ma anche perché le tesi supportate dallo stesso Zillmer sembravano essere state ormai superate da anni: l’ipotesi che l’uomo non sia comparso sulla terra in tempi nettamente recenti rispetto all’origine della vita, che abbia convissuto con specie ritenute decisamente più arcaiche come i dinosauri, e che la terra stessa abbia avuto un’origine ben meno remota di quanto non comunemente ritenuto dalla comunità scientifica; in particolare, secondo le teorie di Zillmer, non solo l’uomo avrebbe convissuto con specie ritenute estinte da milioni di anni, ma molte di queste in realtà non si sarebbero realmente estinte, vedi il caso del celacanto, ma anche qualora queste fossero realmente scomparse dalla faccia della terra, le datazioni di tali eventi sarebbero da riconsiderare completamente, questo perché Zillmer afferma che le specie animali e vegetali che popolano il pianeta non si sono evolute in tempi diversi, ma hanno convissuto tutte insieme dalla nascita del pianeta, in quanto create. La scomparsa di una buona parte di queste sarebbe legata a un evento catastrofico, ma di fattura totalmente diversa dalle cause classicamente ritenute responsabili delle grandi estinzioni di massa (come eruzioni vulcaniche o la caduta di un meteorite sulla terra), ben più vicino a un fenomeno alluvionale, di chiare reminiscenze bibliche, avvenuto in tempi relativamente recenti, nell’ordine di poche migliaia di anni or sono.

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Il martello recuperato a London, in Texas, in un blocco di arenaria datato 140 milioni di anni

Poco da aggiungere, almeno per chi scrive, e condivide ben poco di quanto riportato su questo libro, sia perché le teorie di Zillmer e le prove fornite a loro supporto dall’autore hanno ben poco rigore scientifico, spesso e volentieri opinabili e ancor più spesso superficiali; resta di fatto che gli argomenti trattati sono estremamente interessanti per chiunque si interessi di evoluzione e paleontologia in senso lato, sia perché questo è uno dei tanti libri che hanno la funzione tutt’altro che secondaria di ricordarci che non abbiamo certezze sul passato e sulle origini del nostro pianeta, e che quella dello scienziato è una continua ricerca della verità qualunque essa sia, non di prove a supporto di questa o quell’altra teoria, ed è sicuramente un bene ricordarselo, se non altro perché ai tempi fu Darwin a essere pesantemente criticato e osteggiato per le sue teorie, mentre ora tale sorte è di chi prova a confutarlo, come lo stesso Zillmer. Chissà se perderemo mai l’abitudine di salire sul carro dei vincitori.

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Il ‘fossile vivente’ celacanto (Latimeria chalumnae)

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