Giorgio Celli – Ecologi e scimmie di Dio (1985)

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Come tutta l’opera del professor Giorgio Celli, questo suo Ecologi e scimmie di Dio è un lavoro assolutamente sui generis nel campo della lettura scientifica italiana. Immaginatevi di fondere assieme l’entusiasmo narrativo di Konrad Lorenz, il rigore scientifico, seppure inserito in un contesto ‘divertito’, di Richard Feynman, la sinteticità ‘giornalistica’ di Enzo Biagi e la capacità immaginifica e colorita di un grande narratore, come ad esempio Italo Calvino, e otterrete qualcosa di molto simile a quanto prodotto in campo letterario dal professor Celli.

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Giorgio Celli

Nello specifico di quest’opera, tra le sue più conosciute, il trait d’union che sembra unire le apparentemente disparate tematiche trattate è il voler riflettere sul futuro del nostro pianeta e su come l’Umanità stia mettendo a repentaglio il suo stesso futuro con la presunzione di poterlo modificare con la tecnologia e le sue capacità intellettive e discernitive, che, per quanto straordinarie se paragonate al resto del mondo animale, potrebbero tramutarsi in un’arma a doppio taglio. Il cervello ha inventato i nostri killer, scrive Celli nella nota introduttiva, e l’esempio non potrebbe essere più azzeccato. Il parallelismo che viene descritto è tratto dal mondo animale, e riguarda il cosiddetto fenomeno dell’ortogenesi, in cui i cambiamenti nella struttura corporea di determinati organismi portano a un immediato successo adattativo, senonché le modifiche possono essere talmente radicali e drastiche da portare in breve tempo la specie stessa all’estinzione.

È classico il caso dell’Alce d’Irlanda, in realtà una specie di cervo, il cui palco si accrebbe a dismisura fino a diventare di dimensioni sproporzionate, e, nonostante un successo adattativo immediato, l’impaccio e il peso delle corna (definite in questi casi iperteliche) divenne insostenibile, al punto da segnare la scomparsa della specie. E se il nostro cervello fosse il prodotto di una ugualmente rovinosa ortogenesi? L’interrogativo posto da Celli è tuttora aperto, a quasi vent’anni dalla pubblcazione di questo libro, che per tantissimi aspetti si è rivelato profetico. Le nostre capacità immaginative e realizzative si sono spinte fino ai limiti con velocità imprevedibile, eppure i nostri sogni sono cresciuti più in fretta della saggezza.

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Scheletro di Alce d’Irlanda (Giganteus megaloceros), specie estintasi presumibilmente a causa del suo palco di dimensioni spropositate.

La narrazione ci riporta alla mente uno dei primi esempi di ‘ecologismo’ in letteratura, il dottor Stockmann di un’opera di Henrik Ibsen: costui è il protagonista di un autentico dramma ambientale ante litteram, in quanto, da medico delle terme, indaga su misteriosi inquinamenti delle acque che portano dolori e malesseri ai pazienti, fino a scoprire gli effetti nefasti di una conceria posta a monte del centro termale; denunciando l’accaduto, però, non assurge al ruolo di eroe, ma piuttosto di guastafeste che cerca di rovinare il successo economico dell’area, e viene accusato di truffa e fuggito da tutti.

L’inseguire ‘chimere’ tecnologiche e scientifiche è però tanto dannoso quanto accusare o ostracizzare gli scienziati mossi da buona fede: un classico esempio citato da Celli è l’incredibile successo che ottenne il celebre pesticida DDT (abbreviazione di diclorodifeniltricloroetano), sviluppato inizialmente da Zeidler e successivamente da Muller, che dai tempi della II Guerra Mondiale fino agli anni ’60 venne utilizzato in tutto il mondo come killer micidiale (in particolare sulle piantagioni di patate minacciate dalla famigerata Doriphora), ritenendolo versatile e sicuro; purtroppo, poco per volta, se ne scoprirono i suoi effetti nefasti sia sull’ambiente che sull’uomo, dall’indebolimento dei gusci delle uova di uccello e le altissime mortalità conseguenti, alla scoperta di fattori mutageni e cancerogeni, che, causa principale il cosiddetto ‘bioaccumulo’, finivano per raggiungere in quantità sempre maggiori i vari anelli della catena alimentare, uomo compreso.

In questo senso fu esempio premonitore il libro Primavera silenziosa di Rachel Carson, citato dallo stesso Celli, che ci narra anche della nascita dei primi rimedi naturali agli agenti infestanti, ovvero la cosiddetta ‘lotta biologica’, introdotta dal russo Metnikoff, che per primo debellò alcuni parassiti dei cereali utilizzando dei funghi, a loro volta parassiti naturali di questi ultimi. L’impresa ebbe talmente tanto successo che il ricercatore creò la prima vera e propria fabbrica biotecnologica, verso fine XIX secolo, per la coltura delle spore del fungo.

La narrazione di Celli ci porta poi ad alcuni fantasiosi dialoghi che il dottor Mario, tipico rappresentante del mondo occidentale, ha con alcune figure diaboliche (!) tra cui Jezabel, che lo portano in più occasioni a riflettere sul relativo benessere del pianeta su cui vive, con due terzi della popolazione sotto la soglia della povertà, un costante accumulo dell’inquinamento portato dalla produzione industriale, un’esplosione demografica difficilmente controllabile… anche in questo caso, il racconto di Celli si è dimostrato profetico.

In certi casi, ci ricorda il professore bolognese, la figura dello scienziato può scadere in ingenui entusiasmi che troppo spesso lo portano a conclusioni affrettate e approssimative, fino a donare all’intera comunità scientifica facili illusioni; un classico esempio fu la ‘scoperta’ dei ‘Raggi N’, ad opera del professor Blondot dell’Università di Nancy (da cui il nome), che ben presto si rivelarono un buco nell’acqua, una semplice interferenza su ondulazioni già conosciute: in tal caso, l’entusiasmo iniziale venne dato dal fervore scientifico del tempo, in cui venivano costantemente individuate nuove frequenze di trasmissione (Raggi X, raggi gamma e via dicendo), e l’entusiasmo della nuova scoperta fece sottovalutare l’importanza del rigore scientifico e delle controprove nella ricerca.

Altra tipica ‘chimera’ della storia della scienza furono i cosiddetti ‘Animali sapienti’, come il cane Rolf o il cavallo Hans (Clever Hans), considerati, verso la fine dell’Ottocento, in grado di compiere difficili calcoli matematici e ragionamenti complessi e di comunicarli battendo le zampe o gli zoccoli a terra, quando questi in realtà altro non facevano che cogliere impercettibili segni di assenso da parte dei loro padroni.

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Il cavallo Hans, ritenuto in grado di compiere strabilianti calcoli matematici.

In realtà l’essere visionari è uno dei punti di forza dei grandi scienziati: ne è un celebre esempio Alfred Russel Wallace, che fu ideatore (sebbene in molti lo ignorino) quasi in contemporanea con Charles Darwin della teoria dell’origine delle specie per selezione naturale. La sua straordinaria e innata capacità immaginifica però fu in parte anche la sua disgrazia, in quanto il suo essere personaggio particolare, dal passato avventuroso e dai più disparati interessi, anche nel campo dello spiritismo e della parapsicologia, lo resero decisamente più ‘scomodo’ del suo tranquillo collega, che ottenne ben maggiore riconoscimento presso la comunità scientifica.

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Alfred Russel Wallace e Charles Darwin

Altro esempio di capacità ‘visionaria’ la ebbe lo stesso Darwin, anche se un’indole schiva e sensibile non lo aiutò, e a questo suo carattere non certo rivoluzionario Celli dedica un capitolo dell’opera, che però ci dimostra che lo scienziato inglese aveva comunque intraprendenza almeno nella sua visione diagnostica del mondo naturale: Darwin fu anche un eccellente botanico e ipotizzò che a ogni fiore corrispondesse un apposito animale impollinatore (cosa che in realtà non è sempre vera), e, qualora questo non fosse ancora stato scoperto, egli era comunque certo della sua esistenza. Un esempio venne dato da un’orchidea del Madagascar il cui nettario si trova in fondo a una lunga cavità dove nessun apparato boccale di un insetto conosciuto avrebbe potuto arrivare; i fatti diedero ragione a Darwin quando venne scoperta una farfalla notturna dotata di una spirotromba di circa 20 cm di lunghezza (!) a cui, non a caso, venne dato il nome di praedicta.

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L’orchidea del Madagascar Angraecum sesquipedale, visitata dal suo unico impollinatore, la falena Xanthopan morgani praedicta

Celli ci ricorda che l’uomo è in tutto e per tutto un animale, e riassume in sé caratteristiche psicologiche e comportamentali già presenti da milioni di anni nei suoi progenitori. Gli animali provano sentimenti, giocano, hanno capacità diagnostiche e discernitive, in certe occasioni hanno addirittura comportamenti superstiziosi o dettati da una sorta di moralità, specie nel caso di animali domestici, e non usano mai la violenza se non hanno un motivo ben preciso; in tal senso il capitolo conclusivo del libro, in cui Sherlock Holmes descrive al dottor Watson di come il padre di Giosuè Carducci, Michele, avrebbe secondo lui assassinato il fratello del celebre scrittore, suo figlio Dante, e avrebbe successivamente mascherato il misfatto come suicidio, per togliersi la vita lui stesso pochi mesi dopo. Questi eventi rivelano una natura violenta che si cela da sempre nell’indole umana, e che bisognerebbe cercare di controllare in ogni modo, in particolare in un periodo storico come questo, in cui l’opera degli scienziati, le ‘Scimmie di Dio’ del titolo, ci consentono di fare passi più lunghi della gamba e mettere a repentaglio il futuro nostro e dell’intero pianeta.

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