Konrad Lorenz – L’anello di Re Salomone (1949)

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Ho da sempre associato la figura di Konrad Lorenz a quella di un vecchio saggio che ha condotto la sua vita in maniera appassionata ma al tempo stesso equilibrata, in armonia con sé stesso, con la natura e gli animali che lo hanno circondato nel corso tutta la sua esistenza, molto più che a quella del grande e influente scienziato, principale artefice della nascita di una nuova disciplina scientifica, l’etologia o studio del comportamento animale; ciò è dovuto in gran parte a questa sua opera, datata 1949, in cui è Lorenz stesso a confessare di averla scritta spinto dalla passione per lo studio degli animali e per la rabbia nata dall’aver letto tante, troppe storie ingiuste e crudeli nei confronti dei suoi beniamini.

Non si tratta difatti di un classico saggio scientifico scritto con rigore e compostezza di termini, ma di un vero e proprio gesto d’amore del grande scienziato nei confronti del mondo animale in tutta la sua varietà e meravigliosa ricchezza. È difatti un libro scritto con trascinante passione, che narra di oche selvatiche che credono di appartenere alla specie umana a causa dell’imprinting, che le ha legate indissolubilmente allo scienziato che le ha ‘covate’, e che per primo hanno visto al momento della loro nascita; di taccole disposte a sacrificare la loro vita pur di salvare le loro compagne; di pesci incredibilmente passionali, di gatti falsi, cani bugiardi, volpi molto meno furbe di quanto non voglia la tradizione; di acquari che si tramutano in grandi mondi inesplorati, creati con poche pianticelle e pesciolini raccolti dallo stagno vicino a casa, e di altri mille piccoli episodi legati a tutta la vita dell’autore, condotta nella casa di Altemberg in un piccolo paradiso incontaminato e popolato da tantissime specie diverse, conviventi in perfetta armonia. Vediamo insomma uno scienziato premio Nobel impegnarsi, in maniera quasi romanzesca, a narrare tutte le piccole e grandi meraviglie del mondo animale, rivelando di avere un coinvolgimento nei suoi studi che si spinge ben oltre la semplice ricerca di nuove scoperte per tramutarsi in una vera e propria passione che riesce a rendere partecipe il lettore dopo pochissime pagine.

Ciononostante, c’è molto più del semplice gusto di Lorenz nel raccontare con ironia e coinvolgimento in questo romanzo; si delinea, a poco a poco, il pensiero del grande scienziato austriaco sulle discusse tematiche dello studio del comportamento animale, come il corteggiamento, l’aggressività (protagonista di un altro suo grande saggio), l’amore, la territorialità e così via, ricordandoci, se ce ne fosse bisogno, che i comportamenti di noi umani non sono poi così lontani da quelli dei nostri ‘fratelli minori’; non è certo un caso, difatti, se gli studi di Lorenz, Von Frisch, Tinbergen (insigniti del premio Nobel per la medicina nel 1973) e pochi altri grandi scienziati hanno fornito un contributo prezioso allo studio del comportamento e della psicologia umana.

Forse questo libro ha due differenti chiavi di lettura: da un lato c’è l’amore, la passione e soprattutto il rispetto per la vita in tutte le sue forme, raccontata in maniera ora ironica, ora coinvolgente e appassionata, ora triste e malinconica, che ci permette di affrontare un approccio alla lettura analogo a quello per un romanzo sensu stricto, mentre dall’altro, forse parzialmente nascosta tra le righe, c’è la rigida convinzione dello scienziato che cerca di insegnarci che l’uomo non è poi così evoluto e superiormente distaccato nei confronti del resto del mondo naturale, e che il rispetto per la vita è un qualcosa di imprescindibile in una società che si presuppone civile. Il piccolo paradiso di Altenberg ha insegnato agli scienziati che per studiare a fondo e coerentemente il comportamento gli animali questi devono essere osservati in libertà; questo libro, invece, ci ha insegnato che per capire realmente la natura del mondo in cui viviamo forse non è sufficiente osservarla e rispettarla, ma bisogna realmente sentirsene parte. Probabilmente non sarebbe male ricordarselo anche in questi tempi di ecologia ‘usa e getta’.

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Konrad Lorenz (1903-1989) gioca con un’oca selvatica, specie protagonista del suo saggio sul comportamento ‘Io sono qui, tu dove sei?’

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