Un’isola tra le nuvole

image

Per anni, il grande naturalista David Attenborough è stato affascinato, e al tempo stesso ossessionato, da un quadro appeso nel suo salotto, raffigurante una maestosa montagna dalla cima piatta, il monte Roraima.

Fantasticare su un luogo del genere è quasi inevitabile: questa massiccia formazione, dal profilo riconoscibile anche da decine di chilometri di distanza, è alta poco meno di tremila metri e la sua sommità è quasi irraggiungibile, in quanto delimitata su ogni lato da pareti a strapiombo alte quattrocento metri.

La fantasia spinse Arthur Conan Doyle, “papà”, fra gli altri, di Sherlock Holmes, a ispirarsi al monte Roraima per scrivere il suo celebre romanzo “Il mondo perduto”, pubblicato nel 1912, in cui immaginava che su un inaccessibile altopiano della Guyana fossero sopravvissuti i dinosauri e altri animali preistorici, scampati, grazie alla protezione data dall’isolamento, all’estinzione di massa che aveva colpito il resto del mondo naturale. L’ispirazione era stata, per certi versi, “aiutata” dalla prima spedizione di successo sulla vetta del monte, guidata dall’esploratore inglese Everard Ferdinand im Thurn nel dicembre 1884, che aveva svelato un ambiente completamente diverso, sia nel clima sia nelle popolazioni animali e vegetali, rispetto al mondo sottostante.

Ci troviamo in sud America, al confine fra tre nazioni: Venezuela, Brasile e Guyana, in corrispondenza dell’antichissimo Massiccio della Guyana, risalente addirittura al Precambriano: la sua formazione è stata infatti stimata in un periodo compreso fra i 2,5 e i 1,9 miliardi di anni fa.

image

Il Roraima, così come altre formazioni tipiche di quest’area, è un Tepui, termine che significa “Casa degli dei” nella lingua degli indigeni Pemon. Queste formazioni sono il risultato di milioni di anni di erosione che hanno cancellato tutta la roccia circostante, lasciando solo questi massicci, composti soprattutto da quarzite e arenaria, a emergere dal substrato di base, formato principalmente da granito. Un altro tepui conosciuto in tutto il mondo è l’Auyantepui in Venezuela, da cui si originano le famose cascate del Salto Angel, le più alte del mondo grazie al loro “viaggio” di quasi un chilometro di caduta libera.

image

Non è un evento raro che il Roraima emerga al di sopra di una fitta coltre di nuvole, come una sorta di isola in mezzo a un mare bianco. Ed è proprio con le isole che questo incredibile ambiente condivide molte caratteristiche. Innanzitutto, la separazione dagli ambienti circostanti. Quando si parla di “isola” in termini ecologici, infatti, non necessariamente ci stiamo riferendo a un lembo di terra in mezzo al mare: spesso valli isolate, ghiacciai, fosse abissali, laghi o altri ambienti nettamente separati dal resto del mondo hanno le stesse caratteristiche peculiari di un’isola.

Isolamento, nel mondo naturale, significa spesso differenziazione e conseguente nascita di endemismi, ovvero di specie o varietà esclusive di un determinato territorio. Il monte Roraima, così come altri tepui di quest’area, chiamata Gran Sabana, presenta tante piante e animali che non si trovano da nessun altra parte del mondo.

Niente dinosauri, per la delusione dei fans di Conan Doyle, ma tante sorprese: prima fra tutte la massiccia presenza di piante carnivore, di cui alcune esclusive della vetta del monte. Qual è il motivo della loro presenza? Semplice, le piante carnivore, ovunque nel mondo, rappresentano un chiaro esempio di risposta adattativa a difficoltà ambientali, essendosi originate laddove terreni molto poveri di nutrienti, in particolare di azoto, lo rendevano necessario. Quello che non poteva essere assorbito dalle radici veniva così integrato con le proteine degli animali catturati, principalmente insetti. Per il Roraima la causa della presenza di così tante piante carnivore è proprio questa: il clima è particolare e completamente diverso da quello tropicale delle foreste sottostanti. Qui l’aria è fresca, l’altitudine e la fortissima piovosità non permettono la formazione di una vegetazione fitta e in grado di dare origine a un terreno sufficientemente carico di nutrienti, motivo per cui si è rivelata necessaria la comparsa di questa strategia di sopravvivenza.

E la fauna? Pochi uccelli sono arrivati a popolare, peraltro saltuariamente, l’ambiente dell’altopiano: ben più consone alle loro necessità sono le fitte e rigogliose foreste amazzoniche sottostanti, ricche di cibo e dalle temperature ben più alte. Gli insetti invece sono presenti e numerosi (e difatti sono il motivo fondamentale del successo delle piante carnivore), mentre tra i vertebrati l’endemismo più conosciuto è un piccolo anfibio anuro, Oreophrynella quelchii.

image

Questo rospetto di colore nero è incapace di saltare: l’assenza di predatori gli ha fatto perdere questa caratteristica nel corso dell’evoluzione. D’altra parte, se non ci sono rischi, perché sprecare energie preziose, soprattutto se si vive in un ambiente così povero di risorse? E in realtà anche per questo animaletto alcuni rischi ci sono: sulla lista rossa dell’IUCN, dove vengono raccolte tutte le specie animali e vegetali in pericolo di estinzione, Oreophrynella quelchii è schedata come “vulnerabile”, sia per il ridotto areale di distribuzione, sia perché i turisti che si avventurano sulla vetta del Roraima hanno la pessima abitudine di prendere in mano gli animali. In questo senso le aree protette entro cui ricade il Roraima (Monumento Natural Los Tepuyes in Venezuela, Parque Nacional Monte Roraima in Brasile) stanno già operando per sensibilizzare gli escursionisti al vecchio classico “guardare e non toccare”.

Oltre all’incredibile forza visiva che non può non sollecitare la fantasia, i Tepui sono importanti isole di biodiversità che potrebbero celare sorprese inaspettatamente utili anche in campo medico: uno studio condotto da un’equipe di scienziati spagnoli su sedici differenti piante endemiche del monte Roraima ha evidenziato infatti che nove di queste mostrano una forte capacità inibitoria sui tumori, quattro in aggiunta producono attività citotossica (un attacco immunitario alle cellule infettate da virus o batteri). Un riassunto dei risultati di questi studi può essere visto in un poster, scaricabile a questo indirizzo.

‎Chi non potesse andare fisicamente fino in sud America, e non volesse accontentarsi di viaggiare con la fantasia, può comunque soddisfare almeno in parte la sua curiosità, grazie alla visita virtuale al Salto Angel, che può essere effettuata da questo sito.

La biodiversità, termine di cui tante, troppe persone si servono senza conoscerne l’importanza, non è un qualcosa di astratto e che ha valore solo per gli appassionati: conservare e mantenere integra la ricchezza biologica del nostro pianeta è fondamentale non soltanto per il piacere puramente estetico – ma comunque importante – di trasmettere ai nostri figli e nipoti una natura non impoverita dall’azione distruttiva dell’uomo, ma anche per sviluppare nuovi settori di ricerca, ad esempio in campo medico o alimentare. I Tepui, in questo senso, sono un esempio assolutamente fondamentale di come il nostro pianeta sia ricchissimo di piccoli, autentici scrigni di biodiversità che vanno protetti a ogni costo, alcuni ancora tutti da scoprire.

E, alla fine, sir David Attenborough è riuscito a realizzare il suo sogno? Ovviamente sì, nel 1995, girando – guardacaso – la serie “The private life of plants” per la BBC.

A questo indirizzo è possibile vedere un estratto da questa serie, in cui il grande naturalista britannico ci racconta vita, morte e miracoli delle piante carnivore del monte Roraima, l’isola in mezzo alle nuvole.

Annunci