La sindrome di Masterchef

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Lo spirito, e al tempo stesso il segreto del successo di Masterchef, il programma in cui tre “big” nel campo della ristorazione giudicano, non lesinando insulti e cattiverie, il lavoro e le ricette di cuochi inesperti, mi ricorda in qualche modo l’andazzo della divulgazione scientifica in questi ultimi anni in Italia.

Tra le nuove leve di questo difficile campo si sta infatti rapidamente diffondendo una cattiva abitudine: quella della caccia alla zuffa per tirar su clic e notorietà spicciola. Alcuni argomenti triti, ritriti e straritriti che continuano a imperversare tra gran parte di siti, blog, portali di informazione scientifica e pure molte riviste cartacee del settore sembrano infatti una fonte inesauribile di polemiche, che si traducono inesorabilmente in clicks, condivisioni sui social, chiacchiere virtuali di vario stampo, che in più di un’occasione sembrano mirate ad attirare un pubblico diverso da quello abituale.

Ci sarà della malafede dietro? La voglia di ottenere facile fama parlando di argomenti che interessano il grande pubblico? Diventare una sorta di rockstar della divulgazione?

Non lo so, certo è che, per quanto mi riguarda, da appassionato fruitore di divulgazione scientifica online credo di aver sbattuto la faccia, in quest’ultimo anno, in almeno cinquanta articoli dediti a spiegare che le scie chimiche sono una frescaccia, il tutto senza mettermi a fare apposite ricerche sul tema. Mi sembra che presso il pubblico che ama la scienza l’argomento sia ampiamente esaurito, e da anni. Perché parlarne ancora? Quello zoccolo duro di complottisti ben difficilmente cambierà idea, anzi vi farà perdere un sacco di tempo a rispondere ai loro commenti provocatori, e il popolino, il grande pubblico, quello in buona fede che non ha mentalità scientifica, beh, quello, molto brutalmente, non legge il vostro blog: fatevene una ragione, non ci va, non lo conosce e non gli interessa. Legge La Repubblica e guarda il Tg1, e quell’infarinata di scienza terra terra che raramente questi organi di informazione popolare gli propinano è ben di più di quanto loro vogliano realmente conoscere.

Idem come sopra per altri argomenti caldi come i legami vaccini-autismo, la sperimentazione animale, gli OGM, le pseudoscienze. Realmente pensate che il pubblico del vostro podcast o del vostro blog di chimica o di biotecnologie voglia ancora sentirsi raccontare di come Stamina sia inefficace e Vannoni un imbroglione? O che il link vaccini-autismo non esista? O che le scie chimiche sono una vaccata? Davvero le scie chimiche? Ancora ne volete parlare?

Le possibilità, a questo punto, sono due: o siete in buona fede, avete sentito la chiamata della Somma Divinità della Divulgazione che vi ha detto di far finalmente capire ai vostri trenta lettori abituali che gli OGM sono sicuri anzichenò utili e volete fare vera e onesta comunicazione scientifica con l’unico interesse di essere d’aiuto, non importa se in minima misura, alla comunità di cui anche voi fate parte, oppure siete in malafede, e sperate che parlando di questi argomenti i vostri trenta lettori abituali diventino trecento, o meglio tremila, o che, perlomeno, qualche direttorone di qualche rivistona vi noti e dica tra sé e sé “cavoletti, questo sì che è un ragazzo con gli attributi!”.

E purtroppo, mi viene da sospettare che nella stragrande maggioranza dei casi la seconda ipotesi, quella più cinica ed egoista, sia anche quella corretta. A dimostrazione di questo, qualche mese fa, quando facebook, forse il principale vettore di autopromozione online (perlomeno in Italia), ha dato un bel giro di vite alla visibilità dei post non sponsorizzati facendo crollare le visualizzazioni, ho notato una lunga lista di lamentele, soprattutto da chi affrontava regolarmente le tematiche di cui sopra. La controprova potrebbe arrivare da altre tematiche, come i climate deniers o il creazionismo, che attualmente vanno per la maggiore nei paesi anglosassoni, ma “tirano” molto di meno alle nostre latitudini. Dovessero cominciare ad interessare grosse fette di pubblico anche in Italia, scommetto che bloggers e divulgatori non parlerebbero d’altro che di scioglimento di ghiacciai e dei nostri antenati scimmieschi, ma forse non sarebbe questo gran bene.

Ma voi mi verrete a dire: “ok, ma alcuni argomenti, tipo Stamina, i vaccini o la sperimentazione animale, sono assolutamente attuali ed è importante parlarne”. Verissimo, ma il vostro pubblico abituale, come detto, è già orientato verso le vostre posizioni, che sono ragionevolmente basate sul metodo scientifico, quindi è ben difficile che facciate nuovi proseliti. Forse vi interessa più far vedere “da che parte state”. Beh, il più delle volte la vostra posizione, anche su argomenti che non trattate mai, è chiarissima, non fatevi tutti questi problemi.

E se invece volete parlare dell’utilità della sperimentazione animale con un antispecista, per il semplice gusto di avere un confronto aperto e faccia a faccia con chi la pensa diversamente da voi, in tal caso state nuovamente sbagliando, perché il vostro interlocutore non utilizza argomentazioni scientifiche ma filosofiche, o pensa di utilizzare argomentazioni scientifiche ma il più delle volte non lo sta facendo realmente, e quindi il dibattito non avrà mai un punto di incontro, e forse neanche di avvicinamento.

E, giusto per la cronaca, anche i non pochi articoli usciti ultimamente su come il dibattito scientifico non debba prevedere la par condicio tra gli interlocutori, soprattutto se questi non hanno preparazione scientifica, e di come scienza e opinioni non vadano sullo stesso piano, mi hanno tirato fuori nient’altro che uno sbuffo e un annoiato “ancora?!”

Insomma, morale della favola, se il vostro blog sul comportamento degli scimpanzé tira su venti visualizzazioni per post, o il vostro forum sul magico mondo della PCR ha ben cinquanta iscritti, siatene felici e godeteveli, perché molto probabilmente questi numeri sono generati da veri appassionati che apprezzano il vostro lavoro e lo leggono con interesse, ancora meglio se parlate di argomenti di nicchia che non tratta nessuno. Se il vostro reale interesse è invece quello di diventare delle rockstar, beh, forse vi conviene andare a comprarvi una chitarra. 

PS: la foto di Ramsay l’ho scelta su Google immagini tra quelle libere da diritto d’autore, e l’ho piazzata lì in cima al post col bieco intento di attirare visitatori. Qualora fosse di proprietà di qualcuno, la rimuoverò senza problemi a patto che prima scoppi una polemica, nella speranza ancor più bieca di registrare ancor più visitatori.

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