Dinosauro sì, dinosauro no

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Allosauro (Domser/Wikimedia Commons)

Poche certezze ci sono ancora rimaste nella vita, ma una di queste è sicuramente il nostro amore indiscusso per i dinosauri. E sì che in questi ultimi anni i paleontologi, con il loro maledetto zelo, ci hanno provato in tutti i modi a farci abbandonare questa passione: ad esempio ricoprendo i nostri animali preferiti di penne multicolori e così togliendo loro gran parte di quel fascino ancestrale di bestie feroci e temibili che avevano fino a pochi anni fa. E non è finita qui, perché il vostro dinosauro preferito di quando eravate bambini potrebbe, in effetti, non essere affatto un dinosauro.

Molto semplicemente, non tutti i grandi rettili estinti sono dinosauri. E già così si potrebbe risolvere la questione. Ma forse è meglio chiarire per bene che cos’è un dinosauro, o almeno quali sono i suoi tratti salienti, dato che in molti li ignorano.

Innanzitutto, il periodo di tempo in cui sono esistiti: si stima che i dinosauri siano comparsi durante il Triassico superiore, quindi circa 230 milioni di anni fa e che, come ben sappiamo, siano scomparsi intorno a 65 milioni di anni fa, a causa di quell’evento cataclismico che sconvolse la Terra alla fine del Cretaceo. E già qui i più ferrati capiranno che almeno un animale che spesso viene ascritto ai dinosauri in realtà sia ben distante da loro e anzi sia più vicino, a livello di parentela, a noi mammiferi: il dimetrodonte. Forse il nome non a tutti ricorda qualcosa, ma se vedete una sua immagine capirete benissimo di chi stiamo parlando: quella vela sul dorso e quell’aspetto vagamente rassomigliante a un’iguana ci è sicuramente familiare, avendolo visto in decine di libri e documentari.

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Dimetrodonte (Dmitry Bogdanov/Wikimedia Commons)

Ebbene, il buon dimetrodonte visse sulla Terra nel Permiano inferiore, quindi 280-265 milioni di anni fa circa: molto prima dei dinosauri. E quella vela sulla schiena, presumibilmente usata per la termoregolazione, ci dovrebbe in qualche modo far pensare proprio al sangue caldo, che è caratteristica tipica dei mammiferi ma non dei rettili odierni. Il dimetrodonte infatti appartiene alla linea evolutiva che ha portato ai mammiferi attuali.

Ma anche l’anatomia è un elemento importantissimo per distinguere i dinosauri dagli altri gruppi tassonomici di rettili estinti. In particolare le nostre lucertole terribili, come le aveva battezzate Richard Owen nel 1842, in realtà lucertole non erano affatto: la conformazione dell’anca nei dinosauri consentiva loro di mantenere le gambe al di sotto del resto del corpo e non a lato, come invece avveniva e avviene tuttora per i sauri. Quindi già con un rapido colpo d’occhio possiamo fare le prime distinzioni e applicarle, ancora una volta, al nostro amato dimetrodonte che in effetti teneva le zampe di lato.

Se poi ci concentriamo sulle caratteristiche dello scheletro altre differenze saltano agli occhi e la prima, la più importante a livello di classificazione, si può trovare nel cranio: i dinosauri erano rettili diapsidi, quindi con due fori presenti su ogni lato della testa per permettere l’attacco di muscoli della mascella grandi e particolarmente potenti. Molti altri rettili e gli attuali mammiferi sono invece sinapsidi, quindi con una sola apertura: nel cranio dell’uomo è poco dietro l’aggancio tra mandibola e mascella.

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Cranio di diapside (Preto/Wikimedia Commons)

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Cranio di sinapside (Preto/Wikimedia Commons)

Evitiamo di addentrarci ulteriormente nel dettaglio anatomico per concentrarci invece sull’ambiente di vita. E qui salta fuori l’ennesimo colpo di scena: tutti i dinosauri vivevano sulla terraferma, nessuno escluso. Quindi, molto semplicemente, non sono esistiti dinosauri marini e quel celebre ittiosauro, che fu tra i primi oggetti di studio del buon Gideon Mantell, non era affatto un dinosauro. Idem come sopra per gli altrettanto celebri plesiosauri che qualcuno ha associato, con molta fantasia, al mostro di Loch Ness dei giorni nostri.

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Californosaurus perrini, un ittiosauro nordamericano (Nobu Tamura/Wikimedia Commons)

Si trattava di linee filetiche a sé stanti che hanno convissuto per un certo periodo con i dinosauri e che, in alcuni casi, ne hanno condiviso la sorte. Ma la grande estinzione di fine Cretaceo, come ben sappiamo, ha spazzato via molti più gruppi di animali dei soli dinosauri. E forse anche la concorrenza diretta, in altri casi, li ha fatti scomparire: gli ittiosauri ad esempio si sono estinti ben prima e probabilmente proprio per essere entrati in conflitto diretto proprio con plesiosauri e simili.

So già a cosa state pensando adesso: e allora, tutti quei grandi rettili alati, lo pterodattilo, lo pteranodonte? Neppure loro erano dinosauri? Ebbene no, anche se si trattava effettivamente di rettili diapsidi e per di più vissuti nel periodo storico “giusto”. Presumibilmente non erano neanche lontanissimi a livello di parentela, ma non erano dinosauri neanche loro. Neppure il mastodontico Quetzalcoatlus, con i suoi maestosi 12 metri di apertura alare che lo resero il più grande essere vivente in grado di solcare i cieli e che ancora adesso smuove la nostra fantasia. Ma in questo caso il punto cruciale da tenere bene a mente è molto, molto semplice, ed è quello con cui abbiamo cominciato il nostro discorso: “grande rettile estinto” non significa automaticamente “dinosauro”.

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Arambourgiania, Nyctosaurus e Quetzalcoatlus (Manedwolf/Wikimedia Commons)

Tutti questi aspetti poco conosciuti dal grande pubblico devono farci riflettere su molte cose: innanzitutto su quanto varia e insolita sia stata la vita sulla terra nei milioni, o meglio miliardi, di anni trascorsi dalla sua comparsa, ma soprattutto sul non fissarci troppo su una sua visione eccessivamente legata alla fiction, sia essa film, tv, fumetti, merchandising o quant’altro: per chi vi vende un giocattolo o un film può essere necessario associare le bestie terribili che rappresentano a un nome ben chiaro e identificabile (e che per giunta fa vendere bene), ma per chi questi animali li studia la faccenda è ben diversa. Soprattutto non illudiamoci che la scienza, e in particolare una sua branca particolarmente complessa come la paleontologia, possa in qualche modo venire incontro alle necessità commerciali di film o racconti.

Ovviamente questi sono solo alcuni brevi spunti di riflessione. Se volete un approfondimento ben fatto, vi suggerisco di leggere questo ottimo articolo su Earth Archives, scritto da Franz Anthony. Vi suggerisco anche di supportare il lavoro dell’illustratore “preistorico” Julio Lacerda (qui trovate la sua pagina facebook, mentre qui il suo blog), dato che è davvero di altissimo livello. Se volete fare bella figura alle cene poi, ricordatevi che in realtà i dinosauri non si sono estinti, ma ci stanno volando sopra la testa: gli uccelli derivano infatti da una linea filetica di dinosauri teropodi.

Se invece volete sbizzarrirvi e andare a conoscere nel dettaglio tutti – o quasi – i fossili attualmente conosciuti, il sito Paleobiology Database è quello che fa per voi. Buon divertimento!

 

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