La balena più solitaria del mondo. O forse no?

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Balenottera azzurra (NOAA Fisheries/Wikimedia Commons)

Correva l’anno 1989 quando, per la prima volta, il sistema di difesa anti-sommergibile SOSUS (Sound Sourveillance System), creato dalla marina militare americana, registrò un canto di balenottera insolito, mai sentito prima. La frequenza era di 52 Hertz, ben diversa dalle normali tonalità emesse da questi animali: le balenottere azzurre cantano infatti su frequenze comprese tra i 10 e i 39 Hz, quelle comuni intorno ai 20 Hz. Una frequenza così alta, sebbene risulti comunque molto grave all’orecchio umano, non aveva precedenti. Cosa poteva significare?

Il canto venne nuovamente identificato nel 1990, e poi ancora nel 1991. Nel 1992, con la fine della Guerra Fredda, le registrazioni del sistema di difesa sottomarino vennero in parte rese pubbliche per scopi di ricerca oceanografica, e l’insolita registrazione non passò inosservata ad alcuni esperti, che cominciarono a indagare. In particolare il biologo marino Bill Watkins della Woods Hole Oceanic Institution (WHOI) del Massachusetts si impegnò anima e corpo a scoprire quale animale potesse produrre un canto così unico.

L’inseguimento della balenottera misteriosa diede i suoi frutti: il canto di 52 Hz venne riascoltato ogni anno fino al 2004, quando Watkins morì a 78 anni, ma non prima di aver pubblicato un articolo in cui venivano riassunti tutti i dati raccolti negli ultimi 12 anni. E le sorprese non mancarono visto che, dati alla mano, si poteva affermare con una certa sicurezza che il canto provenisse da un unico animale, che compiva ogni anno migrazioni cicliche molto simili a quelle di una balenottera azzurra. L’animale si muoveva infatti con una certa regolarità dai mari della California fino alle zone settentrionali dell’Oceano Pacifico. Così iniziò a nascere l’idea che questo animale, in qualche modo, avesse dei problemi fisici o comportamentali che la rendessero unica nel suo genere. Venne così ribattezzata “la balena più solitaria del mondo”.

Ma cosa era successo alla balena solitaria per modificare a quel modo il suo canto? Forse era malata? Alcune persone non udenti suggerirono anche l’ipotesi che lo stesso animale fosse sordo e che quindi non riuscisse a modulare nel modo corretto il proprio canto. A confutare queste teorie, però, era la sua regolarità nel riapparire ogni anno, e nel muoversi lungo tratte migratorie molto comuni tra le balenottere: per quanto pochi fossero i dati a disposizione, un comportamento del genere faceva supporre che si trattasse di un animale perfettamente sano. Ed ecco che allora apparve l’ipotesi che ebbe più seguito tra gli scienziati che si interessavano alla questione: forse la 52-Hertz whale era in realtà un ibrido nato dall’unione tra una balenottera azzurra e un esemplare di un’altra specie (ad esempio di una balenottera comune). Un animale con caratteristiche intermedie tra due specie avrebbe potuto avere un corpo ben diverso, che avrebbe così influito sul suo canto. E questo avrebbe potuto spiegare non solo la particolarità dei suoi vocalizzi, ma anche la loro unicità. Purtroppo però mancavano ancora i dati necessari a supportare la teoria, e dopo il 2004 la voce della balena non venne più registrata dai microfoni sottomarini della WHOI.

Ma il mito della balena più solitaria al mondo era già nato e si era diffuso tra i media generalisti. Così nacquero canzoni dedicate all’animale, apparvero titoli sempre più ad effetto sui giornali, venne lanciato un progetto di documentario su Kickstarter che raggiunse e superò abbondantemente il traguardo di 300.000 dollari (di cui circa 50.000 forniti dalla fondazione di Leonardo DiCaprio) necessario per partire alla ricerca dell’animale misterioso tra le onde del Pacifico settentrionale.

In tempi recenti, però, più di uno scienziato ha dimostrato dei dubbi sull’ipotesi dell’individuo solitario. Esistono infatti molti individui di balenottera che hanno un proprio canto particolare che si distingue dalla media e, anche se per noi è facilmente distinguibile, forse tra i loro simili non risulta così insolito come potrebbe apparire alle nostre orecchie. Inoltre nel 2010 ci fu un nuovo colpo di scena: il canto a 52 Hz venne di nuovo registrato al largo delle coste della California, questa volta da parte di un team di oceanografi della Scripps Institution of Oceanography. Ma questa volta qualcosa era cambiato: segnali molto simili vennero registrati quasi in contemporanea da microfoni diversi. Forse si trattava di più di un animale. E a questo punto veniva da chiedersi se questo gruppo di animali fosse composto da più di un ibrido dalla voce acuta, e il canto “storico” registrato da Watkins negli anni ’90 fosse stato generato da un individuo che, a intervalli regolari, si allontanava dal gruppo. Tutte ipotesi assolutamente suggestive, che per ora sono però difficilmente dimostrabili.

Al giorno d’oggi, grazie alla notorietà raggiunta negli anni e all’interesse di più istituzioni, le “orecchie” puntate verso le balene del nord Pacifico sono molte di più e, in certi casi, le nuove registrazioni si possono ascoltare in tempo reale – o quasi – sul web. A questo punto, dobbiamo solo aspettare e tenere le orecchie tese per scoprire qual è il mistero che si cela dietro al canto della “balena solitaria”.

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