Winston, l’ornitorinco

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La grande storia, quella che studiamo sui banchi di scuola e che racconta le vicissitudini dell’Umanità nei secoli, ogni tanto si incrocia e si mescola con storie più piccole, che interessano solo noi amanti della natura e pochi altri. Ma questa è una di quelle vicende che merita di essere raccontata a tutti.
Nel febbraio 1943, il celebre primo ministro inglese Winston Churchill non aveva sicuramente tanto tempo libero da dedicare alle distrazioni. Ciononostante, fu proprio in quel periodo storico che il carismatico premier inviò al suo corrispettivo australiano un cablogramma, una sorta di telegramma che viaggia lungo un cavo sottomarino, che era quantomeno insolito: chiedeva cortesemente che venissero inviati nel Regno Unito, dove ancora imperversava la guerra, ben sei ornitorinchi. Vivi.
Per quanto balzana, la richiesta venne presa con estrema serietà dagli ufficiali australiani: Churchill era notoriamente molto poco aperto al dialogo e ancor meno disponibile ad accettare giustificazioni. Sei bellissimi cigni neri australiani già nuotavano nel laghetto di Chartwell, la sua residenza privata, e la fama dell’insolito animaletto australe aveva raggiunto anche l’Europa.
Oggi infatti sappiamo che l’ornitorinco è a tutti gli effetti un mammifero: ha il pelo, nel suo corpo circola sangue caldo e allatta i piccoli, ma ha anche caratteristiche piuttosto insolite per il suo gruppo di appartenenza. Ad esempio non partorisce i piccoli ma depone le uova come fanno gli echidna, suoi conterranei; inoltre è velenoso, caratteristica che condivide con circa una decina di altri mammiferi. Poi quel suo becco così simile a quello delle anatre, le zampe palmate e il corpo da lontra oggi ci dimostrano quanto l’evoluzione porti alla comparsa di forme di vita veramente bizzarre. Ma ai tempi di Churchill beh, era ancora lecito pensare a uno scherzo. D’altra parte c’era voluto il grande Linneo per capire che i resti di un’idra con sette teste, da molti ritenuti autentici, altro non erano che il frutto del fantasioso lavoro di un imbalsamatore.

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L’ornitorinco era stato scoperto in tempi relativamente recenti, nel 1799, e nessuno ne aveva mai visto uno vivo in Inghilterra. Era anche quasi impossibile da allevare in cattività. “Quasi” perché grazie agli sforzi di David Fleay, un curatore dello zoo di Melbourne, il primo “ornitorincario” (sic) da lui messo a punto aveva ospitato con successo Jill e Jack, la prima coppia di ornitorinchi in grado di vivere, accoppiarsi e riprodursi in cattività. Dalla loro unione sarebbe nata la piccola Corrie, prima rappresentante della sua specie a nascere circondata dalle sbarre di una gabbia. Così, la fama dell’ornitorinco era cresciuta a dismisura anche agli antipodi della sua terra d’origine, nonostante la guerra.
Fu proprio Fleay a ricevere la richiesta di Churchill e, bontà sua, riuscì a ridimensionarla. Di lì a qualche mese, un solo ornitorinco avrebbe affrontato il viaggio transoceanico. Catturato dallo stesso scienziato il 1° aprile (data forse non casuale), il giovane maschio venne chiamato Winston in onore del suo esigente futuro padrone.
Caricato sulla nave “Port Phillip” insieme a una casetta su misura che riproduceva in tutto e per tutto il suo ambiente fluviale, Winston (quello piccolo e peloso) salpò alla volta delle terre britanniche con una scorta di acqua dolce, vermi della farina, gamberi e lombrichi “sufficiente per fare il giro del mondo”. Attraversò senza problemi l’oceano Pacifico e poi il canale di Panama. Il vero problema era però che nel cuore dell’Atlantico la guerra imperversava: le acque dei mari inglesi erano piene dei temibili U-Boot tedeschi, che attaccavano regolarmente le navi in transito.
E in effetti, a pochi giorni di navigazione da Liverpool, l’insolito viaggiatore subì le conseguenze delle folli guerre degli uomini. Il sonar della Port Phillip registrò infatti la presenza di un sottomarino. Prontamente vennero sganciate delle bombe di profondità, che salvarono la nave e l’equipaggio dall’attacco. Ci fu un’unica vittima, proprio il piccolo Winston. Il suo sensibilissimo becco, una specie di sonar che, tramite impulsi elettrici, è in grado di trovare le più minute prede sul fondo dei fiumi, non era certo tarato per sopportare le violentissime vibrazioni causate dalle detonazioni delle bombe. Morì sul colpo.
Anche il telegramma inviato subito dopo la morte dell’ornitorinco tradiva una grande delusione nell’aver fallito per così poco la missione. Ma il piccolo Winston era comunque destinato a far compagnia al grande Winston: ben presto, un insolito animaletto che solo in pochi avevano visto in Inghilterra, campeggiava, impagliato, sulla scrivania del suo Primo Ministro.

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