Biografia di Jane Goodall

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Jane Goodall nasce a Londra il 3 aprile 1934. Sin dai primi anni di vita dimostra un forte interesse per le tematiche naturali e per il mondo degli animali, anche su incoraggiamento della madre Vanne, che si dimostrerà una figura fondamentale e sempre presente nel corso di tutta l’esistenza della scienziata. A Jane vengono comprati molti libri sul mondo degli animali, e viene concesso di passare gran parte del proprio tempo all’aria aperta, in contatto con la natura. Il padre Mortimer decide di trasferirsi con tutta la famiglia in Francia quando Jane ha soltanto cinque anni di vita, per permettere a lei e alla sorella minore Judy di imparare il francese.

Le sue intenzioni vengono però frustrate pochi mesi dopo il loro arrivo, poiché le armate tedesche invadono la Cecoslovacchia, e per il timore di una guerra imminente Mortimer Goodall decide di ricondurre la famiglia in Inghilterra, per arruolarsi poco dopo nell’esercito inglese, e partire alla volta del fronte. I racconti degli aventi bellici, e il timore degli attacchi aerei da parte dell’aviazione tedesca, che compiva frequenti raid aerei sopra i cieli di Londra, porteranno Jane ad avere un profondo timore e un innato senso del rifiuto per la guerra, al punto da decidere di visitare, anni dopo la fine dei conflitti, i campi di concentramento nazisti; la visita ad Auschwitz segnerà profondamente Jane, donna dotata di profonda religiosità e sensibilità per le tematiche umanitarie. Terminata la guerra, l’interesse di Jane per il mondo degli animali e in particolare per i primati si accresce a dismisura, e quando, su invito dell’amica di scuola Marie Claude Mange (“Clo”). ha l’opportunità di recarsi in Kenya, accetta entusiasticamente.

Per finanziarsi il viaggio Jane lavora duramente e mette da parte ogni singolo penny che può permettersi, fino a raggiungere una cifra necessaria per poter partire alla volta dell’Africa, nel 1957. Pochi mesi dopo ha la fortuna di conoscere il celebre antropologo Louis Leakey, impegnato nei suoi studi paleontologici sull’origine dell’uomo e in particolare sulla storia e costumi della popolazione indigena dei Kikuyu.

L’incontro col celebre scienziato è la chiave di svolta nella vita della Goodall, che da lì a poco comincia a lavorare per Leakey, il quale da subito nota l’interesse della ragazza per il mondo naturale e in particolare per le scimmie antropomorfe. L’antropologo ha in programma di organizzare delle ricerche approfondite sugli animali geneticamente più vicini all’uomo, ovvero gli scimpanzé, e ha in progetto la realizzazione di un centro di ricerche a Gombe in Tanzania.

Occorre una persona giovane dotata di intelligenza ed entusiasmo, ma al tempo stesso con conoscenze ancora elementari nel campo, per evitare che il “fardello della conoscenza” possa influire sul risultato degli studi compiuti. La Goodall si rivela la persona ideale per il progetto, e sulla proposta del celebre scienziato Jane non ha dubbi e accetta entusiasticamente: entro pochi mesi la sua nuova dimora sarà definitivamente l’Africa. Da subito i detrattori di Leakey danno poco peso alle ricerche a Gombe, e pronosticano una rapida fine al progetto di studio sugli scimpanzé. Il paleontologo ha però idee molto chiare, e prepara da subito la Goodall a un progetto di ricerche a lungo termine.

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Nel 1960 Jane si trasferisce definitivamente a Gombe, destinata a diventare la sua seconda casa. Trascorre le giornate e spesso anche le notti nel territorio degli scimpanzé, in piena foresta, e poco per volta riesce a entrare in contatto con le scimmie.

La prima di queste a non aver più paura della ricercatrice e a introdurla del proprio territorio nella foresta è un giovane maschio adulto, ribattezzato David Greybeard, a cui Jane si affezionerà molto. Ben presto gli scimpanzé prendono confidenza con la nuova arrivata, e la accettano all’interno del loro territorio, consentendole di compiere osservazioni dirette sul loro stile di vita e sulle proprie abitudini, fino ad arrivare al contatto diretto e a una accettazione completa all’interno del gruppo. Poco per volta tutti gli scimpanzé di Gombe vengono ribattezzati: Freud, Fanni, Flo, Goblin e Gremlin sono alcuni degli animali con cui Jane trascorre le proprie giornate.

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Jane Goodall in compagnia di David Greybeard

Una delle principali scoperte compiute in questi anni riguarda l’utilizzo di utensili da parte degli scimpanzé, i quali si servono di rametti ben ripuliti per raccogliere le termiti e cibarsene. Questa è una delle prime testimonianze dirette sull’utilizzo di strumenti da parte di animali nel proprio ambiente naturale, e anche dal punto di vista antropologico la scoperta ha il suo peso, dato che fornisce una sorta di “fotografia” degli uomini primitivi che per la prima volta scoprono l’utilizzo di attrezzi.

Gli studi dalla Goodall rivelano molti aspetti sconosciuti degli scimpanzé, animali complessi, intelligenti e dotati di emozioni e sentimenti forti, oltre che di una complessa struttura sociale. Le ricerche condotte sulle scimmie ottengono un notevole successo e portano a Jane una grande notorietà, soprattutto grazie alle straordinarie somiglianze di comportamento tra uomini e scimpanzé che queste rivelano; pochi anni dopo, nel 1964, Jane sposa Hugo van Lawick, documentarista e fotografo olandese inviato da National Geografic a Gombe; da questa unione nasce il figlio Hugo Eric Louis, “Grub”.

L’anno seguente Jane si laurea in Etologia all’Università di Cambridge, per ritornare subito in Africa a continuare i suoi studi. Nello stesso anno istituisce il Gombe Stream Research Centre. Jane si dedica anche alla divulgazione scientifica, scrivendo alcuni saggi di grande successo, come il celebre L’ombra dell’uomo, in cui vengono confrontati il comportamento degli scimpanzé con quello degli umani e sottolineando le loro enormi somiglianze, e il recente Le ragioni della speranza, una sorta di autobiografia sui generis, in cui la Goodall sottolinea con convinzione il suo ottimismo sul futuro dell’umanità, ma anche quanto sia necessario un forte impegno da parte di tutti per tutelare il mondo in cui viviamo. Dopo il divorzio da Hugo van Lawick nel 1974, Jane si risposa l’anno seguente con il britannico Derek Bryceson, che morirà di cancro pochi anni dopo, nel 1980.

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Nel 1977 viene fondato il Jane Goodall Institute for Wildlife Research, Education and Conservation, organizzazione no–profit che ha come obiettivo principale la sensibilizzazione sulle tematiche ambientali e sulla tutela dell’ambiente e lo sviluppo delle ricerche riguardanti le grandi scimmie antropomorfe. Al giorno d’oggi l’associazione è il leader mondiale nella gestione e tutela degli scimpanzé e del loro habitat naturale. Tra le varie iniziative promosse vi è il programma Roots & Shoots, in atto in oltre 80 paesi mondiali, volto a sensibilizzare le nuove generazioni sulle tematiche ambientali e naturalistiche.

Tra le altre iniziative gestite dal centro ci sono cinque oasi faunistiche in Africa, e il progetto TACARE (dall’inglese take care, “prendersi cura”), sostenuto dalla Comunità Europea, che offre aiuto concreto a 30 villaggi africani con riforestazioni, l’assistenza sanitaria di base, la pianificazioni familiari, aiuto a donne e bambini orfani, e progetti di microcredito. Negli ultimi decenni Jane Goodall si è impegnata a promuovere l’opera dell’associazione viaggiando per il mondo e raccogliendo fondi per l’attuazione dei suoi progetti, divulgando a conoscenza scientifica e sensibilizzando il pubblico sulle grandi tematiche ambientali. Attualmente la Goodall è considerata una delle più grandi autorità nel campo delle ricerche sulle grandi scimmie antropomorfe, e i suoi studi sugli scimpanzé hanno portato e continuano ad aggiungere importantissimi dati alla conoscenza scientifica e allo studio dell’evoluzione degli uomini.

La ricercatrice inglese è stata inoltre insignita di numerosissime onoreficenze, tra cui il Premio Hubbard dalla National Geographic Society, il premio Lifetime of Discovery dalla Discovery Channel, il William Proctor Prize for Scientific Achievement, il Paul Getty Conservation Award, il titolo di Comandante dell’Impero Britannico (CBE) conferitole dalla Regina Elisabetta d’Inghilterra, l’Ordine dell’Arca d’Oro dai Paesi Bassi, il Premio Kyoto dal Giappone, la Medaglia Kilimanjaro dalla Tanzania, il premio Ghandi-King per la non-violenza 2001 e nel 2002 è stata nominata dall’Onu Messaggera Internazionale di Pace. Nello stesso anno ha partecipato alla conferenza di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile. Tra i vari riconoscimenti accademici si ricordano le onorificenze conferitele dalla Salisbury State University, la University of Philadelphia, l’Università di Utrecht, l’Università di Monaco, l’Università di Edimburgo, la Cornell University, e molte altre ancora.

Tra i vari approfondimenti disponibili in rete segnalo il sito ufficiale del Jane Goodall Institute for Wildlife Research, Education and Conservation, raggiungibile all’indirizzo

http://www.janegoodall.org/

e la sede italiana dell’istituzione, il cui sito ufficiale è disponibile all’URL

http://www.janegoodall-italia.org/

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Biografia di Konrad Lorenz

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Konrad Lorenz nasce a Vienna il 7 novembre 1903, secondogenito di una famiglia di medici, figlio di Adolf Lorenz, celebre ortopedico, e Emma Lechter, presidente di una società letteraria. Il fratello Albert, maggiore di ben 18 anni rispetto a Konrad, segue la vocazione medica di famiglia, e si dimostra molto affettuoso e protettivo, così come tutta la famiglia, nei confronti dell’ultimo arrivato, nato da una gravidanza tardiva e, sostanzialmente, inaspettata. Konrad Lorenz dimostra notevole vivacità e intelligenza sin dai primi anni di vita, oltre a un grande amore per la natura sviluppatosi soprattutto nelle frequenti visite alla tenuta estiva della famiglia, ad Altenberg in Austria. Viene mandato nelle migliori scuole private della città, dove si rivela un eccellente allievo, rivelando grandi capacità comunicative e un’intelligenza vivace e curiosa. Il padre Adolf, figura affettuosa ma anche autoritaria e patriarcale, impone al figlio Konrad gli studi universitari in Medicina, sebbene l’interesse principale del giovane Lorenz sia già il mondo animale.

Nel 1922 parte per un tirocinio presso la Columbia University a New York, a cui però rinuncia quasi subito, ritornando presto in Austria e stupendo la propria famiglia per tale decisione. Ricomincia comunque gli studi in Medicina, e consegue la laurea in tale disciplina nel 1928, per diventare poi assistente del professore di Anatomia dell’Ateneo. L’anno precedente aveva sposato l’amica dei tempi d’infanzia Margarethe “Gretl” Gebhardt, medico ginecologo, più grande di lui di un anno, da cui avrà le due figlie Agnes e Dagmar e un figlio maschio, Thomas.

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Konrad Lorenz e la moglie Margarethe in una foto d’epoca

Nonostante gli studi in Medicina, Konrad dedica gran parte del suo tempo libero all’osservazione degli animali in natura; fra i suoi primi studi è celebre un diario sulle osservazioni a Jock, un uccellino di cui lo scienziato studia e descrive minuziosamente il comportamento e le abitudini di vita. Un giornale di ornitologia pubblica le osservazioni del diario, dando a Lorenz una discreta notorietà nel campo che lo aiuterà in futuro. Un’altra passione che lo coinvolge fortemente è la motoristica: in questo periodo partecipa a numerose competizioni motociclistiche. Libero finalmente dalle imposizioni familiari, Lorenz può dedicarsi a tempo pieno alla sua vera passione; si iscrive alla facoltà di Zoologia di Vienna, scienza in cui si laureerà nel 1933. Nel periodo immediatamente successivo svilupperà gran parte degli studi sperimentali per i quali è celebre, in particolare lo studio sulle oche selvatiche ad Altenberg, e le taccole; unitamente a questi svilupperà e approfondirà le sue teorie sul comportamento animale, rivalutando in particolare la componente “innata” di questo, in contrapposizione con quanto sostenuto dalla scuola americana dei Behavioristi, secondo la quale tutti i suoi aspetti principali sono riconducibili a conoscenze apprese nel corso dell’esistenza dell’animale, e quindi tralasciando in gran parte quanto ereditato geneticamente. Buona parte di questa “rivalutazione” dell’innato è riassunta da Lorenz in Evoluzione e modificazione del comportamento, che pubblicherà molto più in là.

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In particolare, dallo studio sulle oche selvatiche, Lorenz approfondisce minuziosamente il comportamento dell’imprinting, il fenomeno che determina un attaccamento affettivo profondo del pulcino al primo vivente che vede dopo la schiusa dell’uovo, anche se non appartenente alla propria specie, che da quel momento viene riconosciuto come propria madre. Lo stesso Lorenz viene riconosciuto come genitore naturale da svariate oche, che lo seguono fino al completo svezzamento. A dare ulteriore celebrità allo studioso austriaco sono numerose sue immagini che lo immortalano in compagnia di schiere di giovani oche che lo segono in fila indiana, o nuotano con la propria ‘madre’ umana. Questi studi riguardano direttamente anche la celebre oca Martina, protagonista del suo saggio sul comportamento Io sono qui, tu dove sei?. Lorenz sviluppa inoltre la teoria secondo la quale per determinati comportamenti animali occorre un ‘evento scatenante’ che renda questi attivi per la prima volta nel corso dell’esistenza dell’animale.

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Questa teoria viene sviluppata in collaborazione con l’amico e collega Nikolas Tinbergen, che verrà in seguito insignito del premio Nobel proprio insieme a Lorenz. Dal 1937 in poi Lorenz insegna psicologia animale e anatomia comparativa all’Università di Vienna, e nel 1940 diventa anche professore di psicologia all’Università di Konigsberg. Nel 1941, in piena II Guerra Mondiale, Lorenz si arruola nell’esercito della Germania nazista, viene fatto prigioniero dall’esercito russo nel 1944, e tenuto in un campo di prigionia a Everan, in prossimità del monte Ararat (dove, secondo la tradizione, attraccò l’Arca di Noè) fino al 1948; durante questo periodo esercita la professione di medico e si fa ben volere da tutti, grazie alla sua simpatia irrefrenabile e a un carattere allegro e gioviale. Una volta liberato e ritornato ad Altenberg, torna all’Università di Vienna e inizia a collaborare con la Max Planck Society for the Advancement of Science. Nel 1949 viene pubblicato il suo libro più celebre, l’Anello di Re Salomone, conosciuto e rinomato dagli appassionati di tutto il mondo, in cui Lorenz, utilizzando un linguaggio schietto e distante dal rigore accademico tipico dei trattati scientifici, racconta e trasmette tutto il suo amore per il mondo animale e la propria esperienza personale di un ambiente familiare ormai tramutatosi in un autentico zoo popolato da cani, gatti, oche, acquari e mille altre specie, il tutto immerso nel piccolo paradiso naturale di Altenberg. Il libro è celeberrimo tuttora, ed è una delle opere letterarie trattanti tematiche naturalistiche più lette e diffuse nel mondo.

Nel 1955, grazie alla collaborazione della Max Planck Society, Lorenz fonda e dirige l’Istituto di fisiologia comportamentale di Seewiesen in Baviera, insieme all’etologo Gustav Kramer e al fisiologo Erich von Holst. Dopo la morte di questi, Lorenz resterà l’unico direttore dell’istituto. Durante questo periodo Lorenz evolve le sue teorie, approfondisce gli studi sulle analogie tra comportamento umano e animale, e sviluppa un’attenta analisi della storia e dell’evoluzione dell’Umanità. Parte di queste riflessioni verranno riassunte in altri bestsellers, come Il cosiddetto male e Il declino dell’uomo. Altra opera fondamentale per la definizione delle sue teorie sul comportamento è L’altra faccia dello specchio, in parte sviluppata da alcuni suoi manoscritti del periodo di prigionia in Russia.

Altri studi di Lorenz riguardano alcune particolari forme comportamentali come l’aggressività, a cui verrà dedicato un altro saggio di successo, e il cui studio verrà in parte applicato anche alla storia dell’uomo in un parallelismo con le guerre proprio ne Il cosiddetto male. Nel 1973, insieme ai colleghi e amici Nikolas Tinbergen e Karl Von Frisch, Konrad Lorenz viene insignito del premio Nobel per la Medicina per gli studi e le scoperte sul compotamento animale. Lo stesso anno Lorenz si ritira dal Seewiesen Institute e ritorna nella sua Altenberg, dove continua a scrivere e dirige il dipartimento di sociologia animale all’Accademia Austriaca delle Scienze. La Max Planck Society inoltre costruisce un laboratorio per le sue ricerche scientifiche nella sua stessa abitazione. Negli ultimi anni di vita Lorenz continua la sua opera di divulgatore e si schiera in numerose campagne per la tutela dell’ambiente e degli animali. In particolare è celebre la sua partecipazione a una contestazione nei confronti di un progetto di centrale idroelettrica sul suo amato Danubio. Un anno dopo la dolorosa scomparsa della moglie Gretl, Konrad Lorenz muore il 27 febbraio 1989, all’età di 85 anni, ormai unanimemente considerato come il padre dell’etologia moderna.

Gli approfondimenti disponibili in rete sulla figura di Konrad Lorenz sono innumerevoli. Tra i tanti, segnalo il sito ufficiale del Konrad Lorenz Institute for Evolution & Cognition Research (KLI):

http://www.kli.ac.at/

Un’altra associazione direttamente legata alla figura di Lorenz è il Konrad Lorenz Institute for Ethology, il cui sito ufficiale è raggiungibile all’URL:

http://www.oeaw.ac.at/klivv/

Biografia di Gregor Mendel (1822-1884)

Le teorie dell’eredità hanno come principale artefice il monaco agostiniano Gregor Mendel, che, grazie al suo quasi decennale studio sugli incroci di piante di piselli, ha potuto formulare le sue ipotesi con estremo rigore scientifico, basandosi su approfondite ricerche sperimentali. Ciò che però realmente stupisce chi incominci ad avvicinarsi al suo lavoro è che la comunità scientifica, prima di accorgersi del valore delle sue scoperte, le ha totalmente ignorate per quasi trentacinque anni. Avvenne soltanto nel 1900 la rivalutazione del lavoro di Mendel, a opera di tre scienziati, Hugo de Vries, Karl Correns e Erich von Tschermak, i quali, indipendentemente l’uno dall’altro, riscoprirono i lavori dell’abate a quasi quindici anni dalla sua morte.

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Gregor Mendel (1822-1884)

Johann Mendel nacque a Hynčice, un tempo Heinzendorf, in Moravia il 22 luglio 1822 da una operosa famiglia di agricoltori. Buona parte del suo interesse per il mondo naturale e per gli studi sugli incroci di varietà di piante derivano proprio dal lavoro del padre Anton, dedito alla coltivazione di nuove forme di alberi da frutto.
Altro fondamentale personaggio nella formazione di Mendel fu il suo parroco e pedagogo J. Scheiber, appassionato di studi di scienze naturali, dal 1802 insegnante nell’unica scuola privata della zona, nei dintorni di Kunin. Il suo metodo d’insegnamento lasciava un ampio spazio alla sperimentazione scientifica, e questo aspetto, pur rendendolo un vero precursore dei tempi, gli portò varie persecuzioni da parte delle autorità negli anni successivi.
Nella Moravia di inizio XIX secolo l’allevamento e la selezione razionale degli ovini da lana erano già estremamente evoluti, e le conoscenze sulla selezione e gli incroci erano studiati approfonditamente da tempo; sicuramente si trattava dell’ambiente culturale ideale per il giovane Mendel, che, su consiglio di Schreiber, fu inviato prima alla Piarist Scholl di Lipník, poi alla Grammar Scholl di Opava, dove ottenne costantemente i voti migliori.
Di origini umili, Mendel per potersi pagare gli studi dava lezioni private. Nonostante gravi dissesti finanziari riuscì comunque a laurearsi nel 1843 all’Università di Olomouc, dove il Professor Nestler, fin dal 1827, teneva lezioni sui principi dell’allevamento scientifico e dell’ereditarietà, uno dei primi docenti europei a trattare questi argomenti.

Per poter proseguire negli studi scientifici Mendel si rifugiò, su indicazione del suo insegnante di fisica F.Franz, nel Convento di San Tommaso, retto dagli Agostiniani e situato a Brünn, l’attuale Brno, capoluogo della Moravia. Il 9 ottobre 1843 fu ammesso alla comunità religiosa come novizio assumendo il nome di Gregorio. Solo il 4 agosto 1847 venne ordinato sacerdote.

La Moravia in quel periodo era rinomata anche per la selezione degli alberi da frutta, e lo stesso abate del convento, C.F. Napp, era il presidente della Società Pomologica. L’abate selezionava i monaci dotati di migliori qualità per destinarli all’approfondimento dei loro studi scientifici e filosofici. Lo stesso Napp si interessava ai problemi della selezione delle piante. La questione che si poneva era:

Il problema non sta tanto nei procedimenti di coltivazione o di allevamento, la questione da dirimere è: che cosa è ereditario e in che modo?

Nel 1854 Napp venne osteggiato dallo stesso vescovo di Brno, A. E. Schaffgoetsche, a causa dei suoi studi scientifici, al punto che venne anche richiesta la chiusura dell’Abbazia, che, su volere dello stesso abate, si era tramutata in un autentico centro di studi scientifici.
Dopo aver fatto il cappellano in un ospedale, Mendel fu inviato da Napp alla Scuola Superiore di Znojmo, dove ebbe inizio la sua carriera d’insegnante, ottenendo un eccellente riscontro presso i superiori della scuola, che fecero richiesta che il giovane sacerdote venisse ammesso agli esami per il titolo di insegnante effettivo in storia naturale e fisica. Mendel non superò però la prova di zoologia, ma la sua predisposizione per la fisica fu notata, e nel 1851 Napp lo inviò all’istituto diretto dal fisico C.Doppler a Vienna, a studiare fisica, con la seguente motivazione:

In considerazione del fatto che Padre Gregorio Mendel si è dimostrato non idoneo al compito di parroco, ma ha d’altra parte mostrato capacità intellettuali eccezionali e una notevole diligenza nello studio delle scienze naturali[…], sarebbe necessario e auspicabile che venisse mandato all’Università di Vienna dove gli verranno offerte molte opportunità per studiare.

Mendel studiò i principi di tutte le scienze naturali, e fece suo il metodo scientifico classico della Fisica, secondo cui tutti i fenomeni naturali sono dimostrabili o riassumibili tramite leggi matematiche.

Prima di recarsi a Vienna, Mendel conosceva già i problemi connessi con l’ibridazione delle piante. Portò con sé la monografia dello studioso contemporaneo Gärtner sull’argomento, che già esponeva tutti i fenomeni che in futuro sarebbero stati presenti nelle leggi dello stesso Mendel sull’ereditarietà, a eccezione dei rapporti numerici sulla segregazione dei caratteri. Una curiosità: sulla copia del libro appartenuta allo stesso Mendel, vennero trovati i primi appunti riguardanti le caratteristiche del pisello (Pisum sativum). Queste poi sarebbero diventate il fulcro dei suoi studi sull’ereditarietà, e a cui iniziò a dedicarsi non appena tornato a Brno, nel 1853. Nel 1854 Napp, per favorire gli studi di Mendel, sebbene osteggiato dal vescovo, fece costruire all’interno dell’Abbazia una serra destinata agli studi del suo discepolo. Napp difese con successo le sue ricerche, e anzi approfondì anche gli studi sulla viticoltura che erano di suo grande interesse.

Le ricerche di Mendel sul pisello lo impegnarono per oltre otto anni, dal 1856 al 1864, e furono condotti su circa 30000 piante.
Il punto di forza degli studi di Mendel fu l’impostazione totalmente scientifica, e nello specifico dettata dalla fisica, della sua ricerca. L’utilizzo di caratteri singoli (e non dell’intero aspetto della pianta), come semi lisci o rugosi, fiori bianchi o rossi, cotiledoni (le foglie embrionali) gialli o verdi, e così via gli diedero gli elementi di base, ‘quantistici’, su cui porre le basi della sua ricerca.

L’elevatissimo numero di piante su cui venivano effettuati gli incroci dava inoltre dati difficilmente influenzabili da errori, e difatti i risultati ottenuti producevano proporzioni assolutamente fisse e incontestabili. Un incrocio tra linee pure dominanti e recessive per un singolo carattere dava incroci in prima generazione che presentavano solo il fenotipo dominante. In seconda si manifestava nuovamente il recessivo, sempre in proporzione di un quarto sulla totalità, indipendentemente dagli altri caratteri. Mendel venne aiutato dalla fortuna, in quanto isolò sette caratteri che erano presenti in loci genici differenti, ovvero erano indipendenti l’uno dall’altro, e inoltre non presentavano dominanza incompleta (non si manifestavano mai in forme intermedie).

Egli riassunse i risultati di tali esperimenti nel breve saggio, di soltanto 47 pagine, intitolato “Esperimenti sugli ibridi delle piante” (Versuche über Pflanzen-Hybriden), e li presentò alla Società di Scienze Naturali di Brno nel marzo 1865. I Naturalisti apprezzarono e seguirono con attenzione il lavoro esposto, ma non si resero conto della sua reale importanza, e lo stesso avvenne per le 133 istituzioni scientifiche internazionali a cui venne inviato il giornale degli Atti, su cui vennero pubblicate le ricerche.
Nel 1866 Mendel ne inoltrò una ristampa al celebre botanico Carl Nägeli di Monaco, sperando di suscitare la sua attenzione. Sfortunatamente, costui credeva in un’ereditarietà regolata dalla fatalità, giudicò le ipotesi del monaco affrettate e, come tutti i contemporanei di Mendel che vennero a conoscenza dell’opera, sottovalutò la portata della scoperta.
Sfortunatamente, l’unico che forse avrebbe potuto appieno apprezzare il suo lavoro era Charles Darwin, la cui teoria dell’evoluzione tramite selezione naturale stava influenzando fortemente tutti gli studi scientifici dell’epoca, ma non ne venne mai a conoscenza. Mendel invece conosceva e apprezzava le teorie di Darwin, anche se non condivideva l’idea di ‘pangenesi’ che riguardava proprio l’ereditarietà genetica. Secondo questa, difatti, nel liquido seminale vi erano tutti i trascorsi terreni sotto forma di particelle.
La scarsa notorietà degli studi di Mendel fu anche dovuta al suo scarso apporto alla letteratura biologica. I risultati dei suoi lavori furono pubblicati unicamente sul modesto giornale di Brünn, e la sua scarsa diffusione, oltre l’interesse degli scienziati orientato verso altri programmi di studio, fecero sì che gli studi di Mendel venissero completamente ignorati per oltre trent’anni. Si ha oltretutto notizia di ulteriori sue ricerche sull’apicoltura, e di studi di meteorologia e astronomia, che purtroppo sono andati completamente perduti.

Morto il suo Superiore Mendel stesso divenne l’abate del convento, e ciò fu un elemento che contribuì a distoglierlo definitivamente dai suoi studi, oltre alla sfiducia portatagli dal disinteresse della comunità scientifica.
Nel Mendelianum di Brno, museo commemorativo a memoria del grande scienziato, annesso al monastero, è riportata questa frase: Mà doba prijde, “Il mio tempo verrà”.
Morì nel suo convento di Brünn il 6 gennaio 1884 per morbo di Bright, amato e stimato dai suoi Confratelli, ma senza alcun riconoscimento da parte della comunità scientifica contemporanea.
Il suo lavoro, tra l’altro, ha condotto alla scoperta della disgiunzione dei caratteri ereditari, dei geni dominanti e recessivi, dei concetti di genotipo e fenotipo, di omozigote ed eterozigote, e ha stabilito le tuttora valide leggi su cui si basano tutti gli studi di genetica attuali.

Biografia di Dian Fossey (1932-1985)

Dian nasce da genitori di origine inglese, e conduce i primi anni d’infanzia in California; presto i suoi genitori si separano, a causa della dipendenza all’alcool del padre e di alcuni suoi guai con la legge. Dian vive in seguito con sua madre e col suo nuovo marito, Richard Price, con cui ha un rapporto conflittuale a causa della sua mentalità conservatrice e tradizionalista.

Nonostante il suo interesse e amore per gli animali, non le viene concesso di acquistarne altri dopo la morte del suo pesce rosso, suo unico animale domestico nell’infanzia. I genitori di Dian non collaborano economicamente ai suoi studi al college, mentre vi partecipano i suoi zii materni, che incoraggiano e aiutano la passione di Dian per la natura.

Dopo aver terminato la high school nel 1949, Dian frequenta il Marian Junior College in California. Sospinta dal suo patrigno, Dian segue lezioni di economia, pur detestandole, e nel frattempo lavora in una fabbrica come operatrice alle macchine, mentre al liceo aveva lavorato come commessa.

A 19 anni, dopo aver trascorso il suo primo anno di college, a Dian viene offerto un lavoro in un ranch nel Montana, e lei accetta con entusiasmo, data la sua passione per gli animali e per la natura, ma si ammala presto ed è costretta ad abbandonare.

Nel 1950 ritorna agli studi, ma questa volta dedicandosi a studi di sua scelta, e si iscrive al corso di veterinaria, alla University of California a Davis. Nonostante la passione per le discipline biologiche, Dian ha problemi con altre materie scientifiche come la fisica e la chimica e non riesce a superare il secondo anno di college.

Nel 1952 Dian si trasferisce al San Jose State College, con un nuovo interesse nel occuparsi dei bambini afflitti da malattie nervose. Nel 1954 si laurea in Occupational therapy.

Più tardi, nel 1974, Dian tornerà agli studi e otterrà PhD in Zoologia alla Cambridge University, per la creazione del centro di ricerca a Karisoke in Ruanda nel 1967.

Dopo la laurea, Dian lavora in diversi ospedali in California, occupandosi di pazienti affetti da tubercolosi per nove mesi consecutivi. Cercando di allontanarsi il più possibile dalla California, accetta un lavoro al Kosair Children’s Hospital a Louisville, nel Kentucky. Dian accetta di buon grado il fatto di non poter vedere frequentemente la propria famiglia, pur di allontanarsi dalla California. Apprezza molto invece il fatto di poter lavorare con la gente onesta e semplice del Kentucky, di cui apprezza lo spirito e la semplicità. Vive in un cottage affittato all’interno di una tenuta chiamata Glenmary, fuori dalla città. I proprietari la incoraggiano a seguire la sua passione e la sua applicazione negli studi di veterinaria.

Tra le persone maggiormente influenti nella vita di Dian un posto fondamentale lo ricopre Mary White Henry, segretaria dell’amministratore del Kosair Hospital, che la introduce alla società di Luoisville e favorisce le sue nuove amicizie e conoscenze, in particolare con Franz Forester, un ricco rhodesiano con cui ha una prima importante relazione, e in seguito con un prete irlandese, Padre Raymond, che ha una profonda influenza su Dian, sino alla sua conversione al Cattolicesimo. Sebbene la sua intima relazione col religioso cresca, altrettanto fa quella con Forrester, al punto che questo nel 1957 offre a Dian un viaggio di sola andata per l’Africa, per andare a vivere nella residenza dei suoi genitori, ma Dian rifiuta per non rinunciare alla propria indipendenza.

Ormai la passione è fortissima, e, benché Dian debba rifiutare a malincuore a causa dell’eccessivo impegno economico varie proposte di viaggi per l’Africa, tra cui una della stessa Mary White, decide di accumulare conoscenze sui safari e sulla natura africana e si ripromette di riuscire a organizzare un viaggio per quelle terre entro il 1963.

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Ubicazione del Karisoke Research Center

Il giugno di quello stesso anno Dian riesce a organizzarsi in modo da affittare una guida per i safari di Nairobi, al prezzo di cinquemila dollari; per riuscire a fare questo deve impegnare i guadagni all’ospedale dei successivi tre anni a un interesse del 24 percento. Nel frattempo Dian continua a studiare e ad accumulare quante più nozioni le è possibile con tutta la letteratura che riesce a recuperare. In particolare il libro The Year of The Gorilla dello zoologo George Schaller ha una grande influenza su di lei, al punto da spingerla a indagare e a imparare di più sulla vita e le caratteristiche dei rari gorilla di montagna.

Preoccupata di poter contrarre allergie o malattie di vario genere, Dian imbottisce il suo bagaglio di tutti gli antibiotici e le medicine che riesce a trovare.
Dopo aver raggiunto l’Africa Dian riesce a contattare il celebre paleoantropologo Louis Leakey, che si trova in quel periodo a Nairobi, e a esprimergli il suo interesse per i gorilla di montagna, esprimendo il suo desiderio di riuscire a osservarli direttamente in natura. Leakey si dimostra molto cordiale e interessato alla ragazza.

Proseguendo nel viaggio Dian e la sua guida si fermano in prossimità del villaggio di Kisoro, da cui si dirigeranno verso uno dei grandi vulcani, il monte Mikeno, per raggiungere un campo base di due fotografi.

È qui che Dian ha per la prima volta un’esperienza diretta di osservazione della vita dei gorilla in libertà: difatti incontra, nel corso di un’uscita di gruppo, un gruppo di mezza dozzina di maschi adulti. Questa esperienza determinerà il corso futuro della vita di Dian.

Dopo il suo ritorno a Louisville, Dian riincontra il dr. Leakey a una conferenza, e riesce a influenzarlo sufficientemente da averlo come sostenitore di un suo progetto di ricerca; sebbene questo, difatti, sappia bene che Dian non è qualificata nel campo della biologia, dell’etnologia, dell’antropologia e della zoologia, Leakey rimane comunque impressionato dalla sua passione e dall’interesse verso i gorilla. 

Dopo essere riuscita a ottenere un finanziamento dalla Wilkie Foundation, celebre anche per aver sponsorizzato Jane Goodall nei suoi studi sugli scimpanzé, e dopo essersi definitivamente slegata dal Kosair Hospital Dian è diretta nuovamente in Africa. Oltretutto ai finanziamenti si aggiungerà anche il supporto della National Geographic Society. Siamo nel 1966: l’anno seguente il centro di ricerca viene fondato in una zona intermedia tra i due vulcani Karisimbi e Visoke, all’interno del Parco dei Vulcani in Zaire, a pochi chilometri dal confine col Ruanda, col nome di Karisoke Research Center.

Presto questo diventa anche il quartiere generale delle pattuglie anti-bracconaggio dei gorilla da lei stessa organizzate, oltre che luogo di ricerca per numerosi scienziati che studiano la biologia dei gorilla di montagna.
I metodi di osservazione di Dian hanno per sempre cambiato le metodologie di studio degli animali in libertà: difatti Dian ha l’abitudine, e andrà avanti per oltre vent’anni in tal modo, di sedersi tra i gorilla, immobile e totalmente disarmata, prima lontana dal branco, per poi avvicinarsi gradualmente, fino a essere accettata come parte integrante della comunità e del branco nel giro di pochi anni. Dian in particolare stringe una forte amicizia con un gorilla, Digit, che sarà da lì a qualche anno massacrato dai bracconieri, come buona parte del branco da lei studiato. Dian scopre inoltre numerosi gesti e vocalizzi che i gorilla utilizzano nelle comunicazioni interne ai gruppi.

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Digit

Dian fonda in seguito il Digit Fund (adesso chiamato semplicemente DFGF), per la conservazione dei gorilla di montagna, soprattutto dalle riduzioni del loro habitat naturale e dagli attacchi dei bracconieri, che ricavano pochi dollari dalla vendita di teste, mani e piedi dei gorilla, utilizzate come decorazioni o addirittura come posacenere.

Dian è spesso impopolare tra i locali e addirittura, a causa di alcune superstizioni del luogo, viene spesso affiancata alla figura di strega, che spesso lei stessa impersona per spaventare i bracconieri catturati mentre li interroga. Dian rischia anche di essere allontanata dal governo in seguito ad accuse di collaborazione con i bracconieri (!) e col governo del Ruanda, e ha problemi legali di ogni genere per continuare la sua permanenza e il suo lavoro.

Dian scrive anche un romanzo per descrivere la sua esperienza, Gorilla nella nebbia. Da questo lavoro verrà tratto un film omonimo interpretato da Sigourney Weaver.

Il 27 dicembre 1985 Dian Fossey viene brutalmente assassinata a colpi di machete da uno sconosciuto aggressore, forse un bracconiere, all’interno proprio del Karisoke Research Center. Nessuna condanna è mai stata inflitta per questo assassinio, che rimane ancor oggi irrisolto.

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La copertina di National Geographic dedicata a Dian Fossey

La rivolta genocida scoppiata in Ruanda nei primi anni ‘90, che in meno di cinque anni ha portato a un massacro calcoltato in circa 1.2 milioni di vittime, ha creato anche un popolo di quasi un milioni di rifugiati e ha diminuito drasticamente le possibilità di salvare dall’estinzione i gorilla di montagna, la cui popolazione oggi stimata è di poche centinaia di individui. Tra i principali scenari in cui si è sviluppata questa tragedia ci sono difatti i monti Virunga, di cui fa parte tutta l’area circostante Karisoke. Nel 1994 la fondazione Gorilla Fund è stata definitivamente allontanata dal Ruanda. 

Il corpo di Dian Fossey è seppellito in un piccolo cimitero di fianco al centro di ricerca, in mezzo alle tombe di 17 gorilla, uno scimpanzè e un cane.

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Per ulteriori informazioni:

http://www.gorillafund.org/

The Dian Fossey Gorilla Fund (ex Digit Fund)

Tra i libri sulla figura della Fossey, oltre a Gorilla nella nebbia, vi segnalo Una donna tra i gorilla, di Farley Mowat, Ed.Garzanti, 1987, e, ovviamente, anche il film con Sigourney Weaver.

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Copertina di Gorilla nella nebbia, edizione originale

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Copertina del dvd del film Gorilla nella nebbia

Biografia di Stephen Jay Gould (1941-2002)

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All’età di cinque anni Stephen Jay Gould rimase così meravigliato alla vista di uno scheletro di tirannosauro all’American Museum of Natural History, che decise di trascorrere il resto della sua vita a studiare i fossili e la paleontologia. Tale sogno è destinato a realizzarsi con successo: Gould è difatti divenuto un paleontologo di fama mondiale, autore di numerosi best-sellers di divulgazione scientifica, ed è uno degli elaboratori della teoria degli ‘equilibri puntiformi’ che ha rivoluzionato la paleontologia moderna. Professore ad Harvard nonchè curatore del suo Museum of Comparative Zoology, Gould frequentò l’Antioch College per poi tornare a Manhattan, dove si laureò in Paleontologia alla Columbia University. Per la sua tesi di dottorato egli investigò la variabilità e l’evoluzione di una sconosciuta lumaca delle Bermuda, basando sul suo studio accurato e attento di un singolo gruppo di organismi (così come Darwin fece coi Cirripedi) quelle che poi furono le sue teorie scientifiche.

A un certo punto egli sperò di trovare correlazioni tra le variazioni morfologiche e i differenti adattamenti all’ambiente all’interno del campo di variabilità delle chiocciole, ma le loro dimensioni, i loro colori e i loro gusci sembravano in realtà ben poco dipendenti dalle caratteristiche climatiche e ambientali dei luoghi in cui vivevano. Impressionato dai fattori non selettivi dell’evoluzione, egli divenne anche interessato nello studio dei limiti strutturali: quanto i piccoli cambiamenti in una determinata caratteristica devono modificarne numerose altre, entro dei limiti definiti- ciò che Darwin chiama correlazione delle parti.

Gould si preoccupò inoltre di stabilire le distinzioni tra le caratteristiche accidentali e quelle adattative. Fu difatti coautore, insieme a Richard Lewontin, di un influente articolo ispirato dai pennacchi di alcune cattedrali medievali: elementi architettonici geometrici decorati con splendide illustrazioni religiose. Mentre gli esperti di arte avevano analizzato i loro distintivi aspetti estetici, la maggior parte di questi avevano dimenticato la loro umile origine di struttura con funzione di distribuzione dello stress meccanico, inevitabili nella costruzione di determinate forme architettoniche. Il parallelo con la biologia indicato da Gould è con il mento umano, prominente e spesso citato come elemento di evoluzione nei confronti dei primati ‘inferiori’, sebbene non sia in nessun modo correlato con l’evoluzione dell’intelligenza, ma solamente come un risultato accidentale, in risposta allo stress determinato dallo sviluppo dell’osso della mandibola umana, proprio come lo era stata la nascita dei parapetti nelle cattedrali medievali.

La figura di Gould è stata spesso associata alla teoria degli equilibri puntiformi, sebbene questa sia stata creata e sviluppata unitamente al paleontologo Niles Eldredge, dal 1972 in poi. Ed è difatti proprio dagli studi di Eldredge sui Trilobiti che si basa buona parte delle osservazioni a supporto di questa teoria, difatti è rimarcabile il fatto che in questo tipo di fossili, la cui classificazione e datazione è molto elaborata e ricca di esempi e reperti, siano presenti momenti relativamente brevi in cui si sarebbero sviluppati delle autentiche ‘esplosioni’ evolutive, alternati invece a lunghissimi periodi di stasi. L’opinione di Darwin per spiegare questi aspetti rimarcava il fatto che molti ‘passaggi intermedi’ nell’evoluzione non erano reperibili nei fossili giunti fino a noi, considerati come prove frammentarie e incomplete di un’evoluzione ben più ampia e ricchissima di passaggi irrimediabilmente persi nelle stratigrafie. Ma le scoperte più recenti in campo paleontologico, soprattutto nell’ultimo secolo, di numerosi nuovi reperti, non sembrano aver dato ulteriore supporto alla visione propugnata da Darwin di un’evoluzione lenta e costante.

Le serie di trilobiti osservati da Eldredge, invece, suggeriva la presenza di brevi episodi di evoluzione rapida seguiti da lunghi periodi di stabilità, confermando anche le impressioni di Huxley. Gould aderì entusiasticamente a questa nuova visione dell’evoluzione, al punto da cercare con i suoi sforzi di dimostrare che tali eventi riflettono con ogni probabilità tutta la storia della vita sulla terra. Negli anni ‘80, la teoria degli equilibri puntiformi era stata largamente adottata come una delle più credibili ipotesi a dimostrazione dello sviluppo evoluzionistico degli organismi, oltre che fonte di spunto per ulteriori nuove teorie sempre più dettagliate e approfondite. Benché uno dei principali modelli e punti di riferimento per Gould nel corso della sua vita sia stato proprio Darwin, come dimostrano i suoi libri Il pollice del panda Ever Since Darwin, egli si è sempre dimostrato irriverente nei confronti della teoria dell’Evoluzione Sintetica, almeno nella sua forma più ortodossa, che è nettamente prevalsa sin dagli anni ‘40. Non soddisfatto dei suoi evidenti limiti nella spiegazione degli eventi, Gould ha sempre provato a ricercare altri possibili meccanismi e approcci per migliorare e arricchire la tradizionale visione della selezione naturale, anche a costo di impopolarità tra i suoi colleghi più conservatori.
Un altro esempio classico propugnato da Gould a supporto di tale teoria è la comparsa del pollice opponibile nell’essere umano, caratteristica apparsa casualmente e determinata dal fato come mille altre; questa però ha permesso all’uomo di compiere un balzo evolutivo enorme, coprendo in un periodo relativamente breve un percorso che altrimenti avrebbe richiesto tempi lunghissimi, e portandolo ad avere un enorme vantaggio evolutivo nei confronti delle altre specie, possedendo così una manualità che gli avrebbe consentito la creazione di strumenti e arnesi per migliorare e semplificare la propria vita.

Uno degli approcci fondamentali nel successo della visione di Gould è stato enfatizzare la gerarchia dei livelli su cui opera l’evoluzione; biochimico, genetico, embriologico, fisiologico, individuale, di specie, di società. La divisione o la selezione di alcuni di questi livelli, secondo Gould, può provocare effetti significativi sui livelli superiori e inferiori, il che è una promettente area di studio per il futuro. Molti studiosi condividono in pieno l’approccio ‘gerarchico’ degli studi di Gould.

Tra gli oppositori della teoria degli equilibri puntiformi, alcuni, come Richard Dawkins o Verne Grant, sostengono che Gould avrebbe ridotto la teoria darwiniana dell’evoluzione a una sorta di ‘spaventapasseri’, quando le critiche al gradualismo e la proposta di un’evoluzione ‘quantistica’ sarebbe stata discussa anni orsono da Ernst Mayr e George Gaylord Simpson. Gli esempi delle imprecisioni autocontraddittorie nell’opera di Darwin sono facili da trovare, ma Gould sostiene che tale teoria rimanga comunque basata su un’evoluzione che opera per ‘lenti, invisibili passaggi’. E, pur riconoscendo il lavoro e le osservazioni effettuate dai suoi predecessori, Gould afferma che spesso è un passo ben più importante per la scienza porre l’attenzione su determinati aspetti di una questione, che proporre sempre idee nuove, per poter giungere a una conoscenza scientifica sempre più approfondita.

Il successo di Gould come autore di saggi di divulgazione scientifica è un altro facile bersaglio per i suoi detrattori, che spesso lo accusano di demagogia e opportunismo. Molti fra i suoi testi sono divenuti degli autentici best sellers, soprattutto tra il pubblico non specializzato, proprio per il suo enorme pregio di una visione critica e autocritica della scienza, e per l’aver sempre propugnato l’idea di ragionare senza pregiudizi. Ha avuto forti attriti soprattutto con i Creazionisti americani, e si è spesso battuto contro ogni tipo di pregiudizio razziale o di classe.
Sin dal 1982 a Gould è stato diagnosticato un tumore allo stomaco, e i medici al tempo gli hanno dato non più di otto mesi di vita, ma, grazie alla sua caparbietà e alla sua incredibile forza vitale, egli è sopravvissuto alla malattia per vent’anni. Si è spento a New York nel 2002, all’età di 61 anni.

Alcune delle sue opere fondamentali:

1977 Ever since Darwin (Questa idea della vita)
1981 Intelligenza e pregiudizio
1983 Il pollice del panda. Riflessioni sulla storia naturale
1983 Quando i cavalli avevano le dita. Misteri e stranezze della natura, Feltrinelli, 
1987 Il sorriso del fenicottero
1987 La freccia del tempo, il ciclo del tempo. Mito e metafora nella scoperta del tempo geologico
1987 Un riccio nella tempesta
1989 La vita meravigliosa. I fossili di Burgess e la natura della storia
1991 Bravo brontosauro
1997 Gli alberi non crescono fino al cielo
2000 I pilastri del tempo

Tra i numerosi siti sull’autore, eccone uno di sicuro interesse:

http://www.stephenjaygould.org