A cosa pensava Darwin?

Piccole storie di grandi naturalisti

 

 

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A cosa pensava Charles Darwin quando, ormai anziano, passeggiava nei boschi che circondano la sua casa in campagna? E qual era il sogno di Konrad Lorenz, prima di voler diventare un’oca? Perché Jane Goodall si è ritrovata all’improvviso nel cuore dell’Africa a studiare gli scimpanzé? E cosa ha spinto David Attenborough sulla cima del monte Roraima, nel cuore dell’Amazzonia?
Il libro è una raccolta di brevi biografie di alcuni tra i più grandi naturalisti degli ultimi due secoli: ogni capitolo ha un diverso protagonista di cui vengono narrati pregi e difetti, vicissitudini e successi. Di storia in storia, si indaga cosa abbia spinto queste grandi donne e questi grandi uomini a dedicare la loro vita allo studio della natura, pur dovendo fronteggiare difficoltà di ogni genere per riuscire nell’impresa. Il libro è disponibile anche su Amazon, ha ottenuto ottime recensioni su varie riviste scientifiche (tra cui Le Scienze e la Rivista della Natura), sul sito della Fondazione Umberto Veronesi e su Ansa Scienza, è stato presentato in radio (Radio3 Scienza e Il Giardino di Albert, sulla Rete 2 Svizzera) e in televisione (GEO su Raitre). Si è inoltre classificato terzo nella categoria Scienze della vita e della salute per il 2016 nel concorso nazionale di divulgazione scientifica dell’Associazione Italiana del Libro.

Per ulteriori informazioni:

pagina dedicata su Amazon.it

pagina dedicata sul sito HOEPLI

Hans-Joachim Zillmer – L’errore di Darwin (1998)

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Tra le grandi dispute scientifiche che hanno dominato le cronache del XIX Secolo, quella che più delle altre ha avuto gli onori della ribalta è stata sicuramente il dibattito tra Evoluzionisti e Creazionisti. Col passare del tempo la querelle è andata via via affievolendosi, sia perchè l’evoluzionismo ha preso nettamente piede, sia per un’effettiva scomparsa graduale dei sostenitori del Creazionismo, quasi totale in ambiente scientifico, per rimanere presenti, in numero tutt’altro che indifferente presso altre istituzioni, in particolare  religiose, anche al giorno d’oggi.

Certo è che ben difficilmente si sarebbe pensato a un ritorno di fiamma di dibattiti di questa matrice in campo scientifico, ritorno che effettivamente c’è stato, in parte anche grazie alle opere di Hans-Joachim Zillmer.

Ingegnere di fama, Zillmer conduce da anni una ricerca sistematica in giro per il mondo di tutti quegli elementi, prove fossili e incongruenze nelle stratigrafie, che secondo lo stesso dimostrerebbero l’inesattezza, o addirittura la completa erroneità, delle teorie evoluzionistiche di Darwin; secondo Zillmer, difatti, troppi sono gli aspetti incerti, o inesatti, delle prove fossili a supporto all’evoluzionismo, a partire dal fatto che numerose impronte fossili di umani siano state rinvenute in prossimità di tracce di animali, come ad esempio i dinosauri, che almeno sulla carta dovrebbero essere vissute in un passato ben più remoto; interessanti allo stesso modo sono numerosi reperti di origine umana, in particolare un celebre martello pietrificato recuperato presso London in Texas, all’interno di un antico blocco di arenaria datato 140 milioni di anni, epoca in cui non solo non si riteneva possibile l’esistenza di uomini capaci di creare un simile tipo di utensile, ma non era presa neanche in considerazione la possibilità che esistessero specie animali anche solo affini all’uomo.

Tra i vari punti sui quali Zillmer basa le sue osservazioni ci sono anche gli avvistamenti di animali ritenuti estinti, per lo più sporadici, ma in certi casi anche clamorosi, come la scoperta del ‘pesce fossile’ celacanto al largo delle coste sudafricane, o la carcassa raccolta nel 1977 da un peschereccio giapponese di un essere estremamente simile a un plesiosauro, recente e ancora in putrefazione…

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La carcassa recuperata da un peschereccio giapponese nel 1977, da alcuni ritenuta di un plesiosauro

Zillmer colpisce a uno a uno tutti gli studi sedimentologici, geologici e paleontologici utilizzati per sostenere per certe le teorie darwiniste dell’evoluzione, dal domandarsi come sia possibile che in tantissimi casi si siano avute delle fossilizzazioni perfette di elementi organici facilmente degradabili, come ad esempio le uova non ancora schiuse, e che queste siano giunte sino a noi in condizioni di conservazione praticamente perfette dopo milioni di anni; l’autore mette anche in dubbio le stesse metodologie di datazione utilizzate attualmente, sia la stratigrafia che la datazione tramite il decadimento degli isotopi radioattivi come il Carbonio 14, al fine di dimostrare che forse la comunità scientifica in questi anni si è impegnata, in un gioco delle parti fin troppo strumentalizzato e ipocrita, a dimostrare certezze che forse non erano tali.

Inutile aggiungere che tale libro ha suscitato un vespaio di polemiche nella comunità scientifica non appena è stato pubblicato, non solo per i contenuti estremamente polemici e i toni piuttosto sarcastici, ma anche perché le tesi supportate dallo stesso Zillmer sembravano essere state ormai superate da anni: l’ipotesi che l’uomo non sia comparso sulla terra in tempi nettamente recenti rispetto all’origine della vita, che abbia convissuto con specie ritenute decisamente più arcaiche come i dinosauri, e che la terra stessa abbia avuto un’origine ben meno remota di quanto non comunemente ritenuto dalla comunità scientifica; in particolare, secondo le teorie di Zillmer, non solo l’uomo avrebbe convissuto con specie ritenute estinte da milioni di anni, ma molte di queste in realtà non si sarebbero realmente estinte, vedi il caso del celacanto, ma anche qualora queste fossero realmente scomparse dalla faccia della terra, le datazioni di tali eventi sarebbero da riconsiderare completamente, questo perché Zillmer afferma che le specie animali e vegetali che popolano il pianeta non si sono evolute in tempi diversi, ma hanno convissuto tutte insieme dalla nascita del pianeta, in quanto create. La scomparsa di una buona parte di queste sarebbe legata a un evento catastrofico, ma di fattura totalmente diversa dalle cause classicamente ritenute responsabili delle grandi estinzioni di massa (come eruzioni vulcaniche o la caduta di un meteorite sulla terra), ben più vicino a un fenomeno alluvionale, di chiare reminiscenze bibliche, avvenuto in tempi relativamente recenti, nell’ordine di poche migliaia di anni or sono.

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Il martello recuperato a London, in Texas, in un blocco di arenaria datato 140 milioni di anni

Poco da aggiungere, almeno per chi scrive, e condivide ben poco di quanto riportato su questo libro, sia perché le teorie di Zillmer e le prove fornite a loro supporto dall’autore hanno ben poco rigore scientifico, spesso e volentieri opinabili e ancor più spesso superficiali; resta di fatto che gli argomenti trattati sono estremamente interessanti per chiunque si interessi di evoluzione e paleontologia in senso lato, sia perché questo è uno dei tanti libri che hanno la funzione tutt’altro che secondaria di ricordarci che non abbiamo certezze sul passato e sulle origini del nostro pianeta, e che quella dello scienziato è una continua ricerca della verità qualunque essa sia, non di prove a supporto di questa o quell’altra teoria, ed è sicuramente un bene ricordarselo, se non altro perché ai tempi fu Darwin a essere pesantemente criticato e osteggiato per le sue teorie, mentre ora tale sorte è di chi prova a confutarlo, come lo stesso Zillmer. Chissà se perderemo mai l’abitudine di salire sul carro dei vincitori.

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Il ‘fossile vivente’ celacanto (Latimeria chalumnae)

Jonathan Weiner – Il becco del fringuello – Giorno per giorno l’evoluzione delle specie (1994)

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Charles Darwin è stato indiscutibilmente uno degli scienziati più influenti degli ultimi due secoli, e le sue opere hanno dato il via a così tante discussioni e diatribe, correnti e sottocorrenti di pensiero che la sua figura non può in alcun modo essere ignorata da chiunque si interessi, anche superficialmente, di scienza nel senso più ampio possibile del termine. L’unico punto a sfavore della sua opera più celebre, L’origine delle specie, in cui elabora e descrive la sua teoria sull’evoluzione per selezione naturale, è il non aver mai visto tale evoluzione in atto, di non aver dimostrato praticamente quanto esposto teoricamente, sebbene a supporto di essa le testimonianze fossili, già a suo tempo, fossero numerose.
La selezione naturale non fu però mai vista operare ‘in vivo’ in natura dal suo stesso creatore, e questo diede spunto ai suoi detrattori per muovere pesanti critiche nei suoi confronti.

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Francobollo commemorativo sui fringuelli di Darwin

Lo stesso Darwin trascorse in gioventù cinque anni a bordo del brigantino Beagle in giro per il mondo, ed ebbe l’opportunità di osservare la meravigliosa ricchezza e variabilità creata dalla selezione in tutte le sue svariate sfaccettature.
Nel corso del suo viaggio il giovane scienziato fece tappa nelle isole Galápagos, al largo dell’Ecuador, dove riuscì a osservare come la vita fosse riuscita a creare una grande variabilità e ricchezza di specie anche nell’ambito di poche piccole isole vulcaniche ad amplissima distanza dalla terraferma.

Tra le specie osservate ci furono i fringuelli, distinti in numerose specie (una quindicina in totale, come determinato in tempi recenti), ciascuna caratterizzata da una morfologia, una dimensione e soprattutto una conformazione del becco completamente diversa dalle altre, in base all’alimentazione e allo stile di vita condotto. Inizialmente lo scienziato inglese non si interessò particolarmente a questi animali, ma una volta tornato in Inghilterra, quando si dedicò animo e corpo alla stesura della sua teoria, si rese conto della loro importanza. Tali fringuelli divennero talmente celebri da prendere il nome dello stesso Darwin (Darwin’s finches) e da essere spesso associati alla sua teoria come classico esempio della selezione naturale che opera in modo tale da differenziare gli individui e occupare ogni nicchia ecologica disponibile.

In realtà, in questo caso, è necessaria una precisazione, dato che non si tratta effettivamente di fringuelli (che sono sempre passeriformi, ma appartengono alla famiglia Fringillidae), ma di una sottofamiglia a sé stante, i Geospizinae, di cui non è ancora stabilita con sicurezza la famiglia di appartenenza. Del gruppo fa parte anche un uccello che vive lontano dall’arcipelago, il fringuello di Cocos (Pinaroloxias inornata), che abita l’isola da cui prende il nome, 630 chilometri a nordest.

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I quattro principali tipi di becco dei fringuelli di Darwin.

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Le funzionalità dei vari tipi di becco paragonate a degli utensili.

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I tipi di becco in relazione con l’alimentazione.

Ma come ha operato questa selezione? Dai primi anni ’70, i coniugi Peter e Rosemary Grant, ricercatori e professori di biologia di Princeton, studiano, osservano e catalogano ogni più piccolo aspetto di questi uccelli sulle isole Galápagos, in particolare su un piccolo scoglio roccioso di nome Daphne Major.

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Peter Grant

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Rosemary Grant

Dalla misura di peso, apertura alare, dimensioni di becco e zampe, fino alle abitudini alimentari, riproduttive e ogni più piccolo dettaglio disponibile, i Grant hanno compiuto per anni un lavoro di osservazione e raccolta dati minuziosissimo che ha loro permesso di dimostrare praticamente, tramite l’osservazione diretta, come opera la selezione naturale, ovvero con modalità ben più drastiche e rapide di come avesse supposto lo stesso Darwin.

Il grande scienziato inglese non credeva neppure possibile l’osservazione diretta dell’evoluzione in atto, eppure sempre più ricercatori (i cosiddetti evolution watchers) gli stanno dando torto, e l’esempio dei Grant è forse il più significativo, proprio perché basato sullo studio di animali osservati e classificati dallo stesso Darwin.

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Ai Grant viene conferita la ‘Darwin Medal’ per particolari meriti nel campo delle ricerche evoluzionistiche.

L’isolamento è un fattore fondamentale nei processi di evoluzione e speciazione; la scelta di Daphne Major come sede di studio preferita per tali studi non è assolutamente casuale, dato che in condizioni estreme come quelle dettate da un’isola vulcanica arida, con scarsa vegetazione e un clima particolarmente variabile, la selezione degli individui meglio adattati è decisamente accelerata rispetto ad ambienti più ospitali. In aggiunta a tutto questo, l’isola è difficilmente raggiungibile, brulla e inospitale, ed è pertanto praticamente disabitata e di nessun interesse turistico, e questo è un altro aspetto che ha facilitato la scelta dei Grant. La difficile vita su Daphne Major, isoletta sconosciuta a Darwin e neppure segnata sulle carte più antiche, ha portato profonde modificazioni nella vita e nell’aspetto degli uccelli, ma la cosa che più di ogni altra ha reso importante gli studi dei Grant è il fatto che tali modifiche sono state osservate, misurate e catalogate fedelmente dagli scienziati, fino al punto di rendere questa la ricerca più approfondita e completa in assoluto nel campo dell’evoluzionismo.

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I principali tipi di fringuelli delle Galápagos

e la loro probabile origine.

L’esempio più lampante è avvenuto dopo un lunghissimo periodo di aridità e siccità che ha posto tutti gli uccelli in competizione diretta per la sopravvivenza; con temperature e condizioni climatiche così ostili i pochi semi a disposizione di tutti i volatili sono particolarmente robusti e richiedono un notevole dispendio energetico per essere aperti, dispendio che però è più limitato per le specie e gli individui col becco più robusto, anche in relazione alle maggiori dimensioni e alle conseguenti necessità nutrizionali. Nel giro di un intervallo relativamente breve (pochi anni) si è potuta documentare una variazione negli aspetti morfologici medi dei voltatili assolutamente sorprendente: la selezione ha operato con modalità e velocità assolutamente insospettabili.

Laddove le condizioni ambientali sono meno ostili, e le opportunità sono più numerose, la selezione ha generato variabilità, dando origine a ben tredici specie diverse, con differenti stili di vita e abitudini alimentari: i quattro generi in cui essi si dividono hanno ciascuno caratteristiche proprie, dato che c’è chi somiglia a un picchio, chi a un luì, chi si nutre di insetti e vive sugli alberi, chi vive a terra o si nutre di vegetali, ecc…
Laddove però invece le condizioni climatiche e ambientali hanno lasciato poco spazio alla variabilità e alla speciazione stessa, come nell’esempio di Daphne Major, la selezione ha premiato determinate caratteristiche morfo-strutturali proprie di gruppi ristretti di individui, che sono stati, a tutti gli effetti, ‘selezionati’.

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Possibile origine e radiazione adattativa dei fringuelli delle Galápagos.

La narrazione di Jonathan Weiner racconta, con stile serrato e avvincente, ma anche con rigore scientifico e completezza di esempi e fonti, l’avventura di due ricercatori e di numerosi collaboratori che hanno contribuito a tali studi. L’importanza di questi viene sottolineata a più riprese e rende partecipe il lettore di quella che può a tutti gli effetti essere considerata una grande avventura scientifica. Il racconto si dipana sia nell’alternanza tra quello che si conosceva e veniva osservato ai tempi di Darwin e la realtà odierna; inoltre viene più volte approfondito il discorso evoluzionistico, con numerosi esempi di ricerche e studi compiuti da altri scienziati sull’argomento.

Il racconto è affascinante e coinvolgente, e comunica al lettore l’entusiasmo della scoperta e il senso di continua incertezza che ruota attorno all’argomento; l’impressione è quella di sentire il terreno che si muove sotto i propri piedi, proprio per il fatto che lo sviluppo di tali ricerche è tuttora in atto, e le scoperte nel campo sembrano ancora ben lontane dall’essere esaurite.

Jonathan Weiner, scrittore freelance e direttore della rivista Science dal 1979 al 1985, è stato non a caso insignito del premio Pulitzer per quest’opera, che rimane un prezioso documento degli sviluppi di una scienza ancora in grande crescita come la biologia evoluzionistica, e la cui lettura è veramente consigliata a tutti, e non solamente ai semplici appassionati del settore.