Red lanterns & green lasers

Sto sfruttando questi giorni di agosto a Jiaxing per cercare di vedere da vicino la Cina più autentica, quella non ancora completamente inquinata dal consumismo come Shanghai, quella ancora lontana dalla ricchezza economica e culturale di Hangzhou, e in generale tutte quelle zone provinciali del paese ancora distanti dalla progressiva occidentalizzazione che sta radicalmente cambiando il volto della nazione in questi ultimi decenni.

In effetti si tratta di un’impresa tutt’altro che semplice: vuoi per i limiti imposti dalla lingua, vuoi per la difficoltà di capire come funziona una ‘cittadina’ (si fa per dire) provinciale della Cina ad agosto, con i bambini che sono ancora liberi dalla scuola fino ai primi di settembre e gran parte degli abitanti che sono rimasti in città, in certi casi per mancanza di mezzi economici che permettano di fare vacanze lunghe, ma molto spesso perché, da quanto mi è stato detto ed ho constatato di persona, qui le persone vanno in ferie per periodi brevi e più scaglionati nel corso dell’anno rispetto all’Italia: c’è chi va a giugno, chi a settembre, chi anche in inverno. 

Questo per la nostra mostra è sicuramente un aspetto positivo: il science center che ci ospita è stato visitato da più persone di quante si potesse prevedere in pieno agosto, e anche se buona parte di questi visitatori erano bambini accompagnati dai genitori o ben più spesso dai nonni, frequentemente ci hanno fatto visita gruppi di campi scolastici estivi che hanno riempito la sala all’improvviso, in afose mattinate di piena estate in cui non ti aspetteresti anima viva.

 

Tra l’altro la fortuna ha voluto che a fianco del centro ci sia la sede di uno di questi campi estivi che in più di un’occasione ha improvvisato una visita, riempiendo da un momento all’altro tutta l’area centrale del complesso, dedicata alla nostra mostra sugli scienziati dell’Antichità.

  

Durante il giorno a Jiaxing molta gente se ne sta rintanata in casa per il caldo, ma se capita la giornata un po’ più vivibile si può visitare il mercato dei fiori e degli uccelli, popolato da decine e decine di piccoli negozi che, a discapito del nome, vendono praticamente qualunque tipo di animale da compagnia o pianta da giardino.

 

Pesci rossi, tartarughe, criceti, cani di piccola e media taglia si aggiungono a diamanti mandarini, parrocchetti e cardellini che affollano migliaia di gabbie e sono di gran lunga gli animali da compagnia più diffusi qui in terra d’oriente.

    

A tal proposito, la sensibilità dei Cinesi per i loro amici volatili è così sviluppata che in alcune città ci sono vie e parchi che fanno da ritrovo per gli anziani ma dove, oltre a giocare a carte e fare quattro chiacchiere come ovunque nel mondo, questi portano con sé il proprio uccellino in gabbia in modo che anche lui possa avere compagnia e farsi nuovi amici.

  

Mercati e mercatini a parte, la città di Jiaxing ha alcuni altri luoghi di assoluto pregio come la pagoda di Haogu, ricostruita in tempi recenti, che si affaccia sulle sponde del Lago Meridionale e dalla cui cima si può godere di una vista affascinante, che fa vedere una città non molto ricca ma sicuramente armoniosa e ben tenuta,  immersa nel verde dei parchi e bagnata dalle acque di mille canali.

  

Dopo il tramonto, come un po’ tutte le città cinesi, Jiaxing diventa ancora più bella, vuoi per le luminarie  tradizionali che illuminano i vicoli del centro storico e si riflettono sui corsi d’acqua, vuoi per i mille negozietti  e bancarelle che restano aperti fino alla tarda sera per permettere a chi vuole girare un po’ la città di evitare il caldo torrido del pomeriggio.

 

Qua e là si possono vedere anche artisti di strada, musicisti tradizionali, gruppi corali e persino ballerine che si esercitano in mezzo alle piazzette illuminate soltanto dalle luci rosse delle lanterne.


Le luci colorate le abbiamo furbescamente sfruttate anche noi: l’exhibit che ha riscosso più successo qui (almeno tra i curatori del centro, espertissimi di eventi  scientifici e mostre sullo stile di Agorà) è stata la quadratura del cerchio, in cui avviene la dimostrazione di uno dei classici studi di Archimede con tutti gli annessi e connessi, tra cui come trovare un quadrato con la stessa area di un dato cerchio. L’exhibit consiste in una lastra circolare di plexiglass spessa circa 2 cm dentro cui viene proiettato un raggio laser che si riflette lungo la parete interna, disegnando un poligono il cui numero di lati può essere aumentato cambiando l’inclinazione del laser: più è alto il numero dei lati, più il poligono si avvicina all’area del cerchio. Il visitatore può cambiare questa inclinazione, e conseguentemente il poligono proiettato, semplicemente ruotando una manopola. Abbiamo constatato con piacere come questo fosse un qualcosa di inedito per il pubblico cinese che si è dimostrato difatti molto interessato alla nostra “quadratura”.

Un altro exhibit di grande successo riguarda gli studi di Apollonio di Perga sulle sezioni coniche ovvero ellisse, parabola e iperbole; nel nostro esperimento queste linee curve sono identificate utilizzando un laser (questa volta la proiezione di un piano e non di un raggio semplice) verso un doppio cono di plexiglass alto circa 2 metri: nell’oscurità le figure risaltano per bene ed hanno un grande effetto visivo. Questa non è altro che la riproposizione in grande stile di un classico exhibit scientifico in cui un cono di legno è ‘affettato’ in più parti che identificano le tre grandi famiglie di sezioni coniche, ma proposta in questa forma, grazie anche a una struttura ricoperta da tendoni neri che la circonda per creare il buio necessario, ha un fascino ben maggiore che sembra essere particolarmente apprezzato dal  pubblico.

Rinfrancati da questo agosto più vivace del previsto ci prepariamo ad affrontare gli ultimi giorni di mostra in questa accogliente città che ci ha offerto alcune gradite sorprese; prima di partire e ritornare a Shanghai c’è però ancora una tappa fondamentale da fare: la Capitale del Nord  mi attende nei prossimi giorni e, visto che le cose da vedere saranno tantissime mentre il tempo sarà estremamente limitato, bisognerà essere preparati per bene… seguirà un report completo sulla mia “maratona” pechinese, per cui tenete gli occhi aperti e le orecchie ben tese!

Zaijian,

fonso

Datemi un punto d’appoggio e vi solleverò il nonno

Tanti sono i miti e le leggende riguardanti il nome di Archimede di Siracusa, ma tutte le testimonianze storiche giunte fino a noi concordano nel definirlo uno dei più straordinari scienziati dell’Antichità, al punto che il suo nome è diventato una sorta di sinonimo con cui indicare un inventore, soprattutto se geniale.

La nostra mostra Agorà tratta per circa metà percorso esclusivamente delle invenzioni di Archimede, a sottolineare la sua incredibile prolificità. A dare il benvenuto ai visitatori c’è ovviamente la leva, che è strettamente legata al nome dello scienziato siracusano e che è tra gli exhibits di maggior successo dell’intera mostra, soprattutto tra i bambini.

 

Il perché è abbastanza semplice: a parte qualche uso improprio (ad esempio come un’altalena), questa semplicissima leva di primo genere permette a un  bambino di 40 kg di alzare senza problemi il suo corpulento nonno di quasi un quintale, sfruttando il fatto che questo si è seduto sul braccio più corto della struttura, quella dove – per citare Archimede  – è rappresentato un mondo da sollevare…  ovviamente ci sono interessanti risvolti storici: pare che l’utilizzo di queste strutture nell’Antichità fosse estremamente prezioso nei cantieri navali, dove la procedura più difficile era sempre il varo dei nuovi vascelli, e pare che Archimede avesse creato un complesso sistema di leve proprio per facilitare queste operazioni all’interno del porto di Siracusa.

Un’altra celebre invenzione dello scienziato siracusano fa bella mostra di sé all’interno di Agorà: la còclea o vite di Archimede (Archimedes’ screw per gli anglosassoni).

Due vasche comunicanti poste ad altezze diverse contengono dell’acqua che, per gravità, defluisce naturalmente verso la vasca più bassa. La còclea altro non è che un sistema di tubi posti a spirale che, fatti ruotare, trasportano l’acqua verso l’alto. Il funzionamento è semplice: in ogni punto le singole gocce d’acqua vanno verso il basso, ma il movimento complessivo le porta sempre più in alto, fino a scaricarle nella vasca superiore.

Il sistema, utilizzato tutt’oggi in alcune opere di ingegneria idraulica, era diffusissimo nell’antichità e veniva adoperato principalmente per svuotare le abitazioni o gli scafi delle navi in caso di allagamento. La paternità dell’invenzione è assegnata ad Archimede da parte di più storici, ma non si esclude che ne esistessero versioni preesistenti.

Come abbiamo visto in precedenza Agorà è una mostra in buona parte matematica. Archimede, oltre che ingegnere e inventore, fu anche uno straordinario mago dei numeri: celebre è il suo ‘Problema dei buoi’ rimasto irrisolto per oltre 2000 anni fino all’avvento dei supercomputers, unici macchinari dotati di una capacità di calcolo sufficiente per poterlo affrontare (di questo quesito ho parlato diffusamente in un articolo su Life of Gaia).

Il genio matematico di Archimede si espresse in numerosi trattati di algebra e geometria, alcuni dei quali sono giunti fino a noi. Tra questi, uno dei più celebri era dedicato alle spirali; per studiare queste figure geometriche particolari Agorà, che ha proprio una spirale nel suo logo, mette a disposizione dei bambini un sistema ‘anticheggiante’ con cui ricrearle: una vasca circolare piena di sabbia è posta in rotazione e un punteruolo mobile lungo il raggio del cerchio permette di tracciare delle figure al suo interno.

A parte immagini fantasiose come fiori, soli o vari tipi di motivi circolari, con questo sistema è possibile creare, muovendo con velocità costante il punteruolo, una spirale di Archimede

o, utilizzando un movimento accelerato, una spirale logaritmica.

È curioso notare come gran parte delle invenzioni presentate ad Agorà siano nate indipendentemente in Europa, in Cina e in altri paesi, e come il nome di Archimede ai visitatori cinesi dica tutto sommato abbastanza poco, così come a noi occidentali i nomi dei grandi scienziati di queste terre, soprattutto se di epoche remote, comunichino poco o nulla: in questo senso opere di divulgazione come la nostra mostra possono avere una grande importanza nell’avvicinamento dei popoli e delle loro culture, dato che in fondo, anche quando si era separati da distanze che con i secoli sono scomparse, le culture si evolvevano parallelamente; se si vuole un futuro di armonia tra le nazioni questa sarà la strada da seguire: trovare i punti in comune e valorizzarli, non cercare le differenze per fomentare l’odio e la xenofobia. La Scienza e la Cultura in questo senso devono essere assolutamente in prima linea.

  

Sempre a proposito di Cina e di Agorà: la mostra da alcuni giorni è approdata nella bella città di Jiaxing nella regione dello Zhejiang, che conta ‘solo’ 3 milioni di abitanti e tanto le basta per essere ripetutamente definita dai miei colleghi locali come a small town (!). Inutile discutere e sottolineare come Roma ne conti altrettanti pur essendo la città più popolosa d’Italia, qui le proporzioni sono diverse per tutto, in particolare per quanto riguarda gli abitanti. Tanto vale visitare, afa permettendo (temperature regolarmente sopra i 35°), le bellezze della città tra cui una serie di splendidi canali che di notte assumono un fascino unico,

  

le bancarelle della storica Zhongji Road, i mercati dei fiori e degli uccelli in gabbia e soprattutto il celebre South Lake: eh sì, un altro lago cittadino: c’è poco da stupirsi comunque, in un paese così dominato dalle acque come la Cina, con i suoi grandi fiumi, i canali artificiali e le colline interamente coltivate a riso, al punto da disegnare un paesaggio assolutamente unico al mondo.

In ogni caso qui ci sono anche interessanti risvolti storici: proprio sulle sponde di questo lago il Partito Comunista Cinese, uno dei più longevi del mondo, è stato fondato esattamente 90 anni fa, come testimoniano alcuni memoriali e statue presenti lungo le sue sponde, e per il cui anniversario sono state indette grandi manifestazioni in tutto il paese fino a pochi giorni fa.

 

Agorà sarà ospite per quasi tutto il mese di agosto di questa città bella e interessante. Vedremo gli sviluppi nei prossimi giorni, nel frattempo ci godiamo le bellezze locali, continuando a giocare con acqua, sabbia e altalene, come faceva anche il grande Archimede più di 2000 anni fa, solo un po’ più ad ovest di Jiaxing.

Zaijian,

fonso