Negazionisti climatici: qualche suggerimento di lettura

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“Consensus on Consensus” by Cook et al. (2016) – Percentuale di consenso della comunità scientifica sul riscaldamento globale antropogenico

Visto che in questi ultimi tempi è tornato in auge il tema del riscaldamento globale, per vari motivi (politici e non solo), pochi giorni fa ho deciso di scrivere un articolo con una breve raccolta di dati sul tema in questione per far capire ai più scettici che no, non si tratta di una bufala o di un’esagerazione di qualche catastrofista. Poi, però, ho realizzato che si potevano già trovare eccellenti articoli sull’argomento, più esaustivi e completi di quanto avrei potuto scrivere io in poche righe. Così ho deciso di condividere con voi un po’ di segnalibri, di letture che mi sento di consigliarvi su questa tematica, per aiutarvi a dissipare qualunque eventuale dubbio vi fosse ancora rimasto. Si parla di cause ed effetti, di responsabilità umane e anche di negazionisti climatici. Buona lettura.

Paolo Mieli e il riscaldamento globale – Valigia Blu

What’s really warming the world? – Bloomberg

I negazionisti climatici hanno perso. Ma la guerra non è ancora vinta – La Stampa

Le bufale sul clima – CICAP

Scientific consensus: Earth’s climate is warming – Nasa

L’infortunio de “La Lettura” – Climalteranti.it

Le 5 caratteristiche del negazionismo climatico – Wired

Sette bufale sul riscaldamento globale – Focus

300 “scienziati” contro il riscaldamento globale – Focus

Gli scettici, la scienza e il riscaldamento globale – Queryonline

È certo, il clima è surriscaldato

 

 

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COP21: ecco i risultati dell’accordo di Parigi

Le trattative di Parigi alla conferenza COP21 (fonte: Wikimedia Commons).

Le trattative di Parigi alla conferenza COP21 (fonte: Wikimedia Commons).

Come avevo già sottolineato nel post precedente, i dibattiti sul clima tenutisi a Parigi nei giorni scorsi hanno dato segnali sicuramente positivi per il futuro del nostro pianeta e per il raggiungimento di un obiettivo comune delle nazioni su come fronteggiare il riscaldamento globale. Detto questo, non bisogna farsi prendere da facili entusiasmi, per una semplice ragione: molti paesi hanno cercato di evitare impegni troppo – o anche solo in parte – vincolanti, per ragioni sia politiche (ad esempio gli Stati Uniti, dove la maggioranza repubblicana al Congresso avrebbe presumibilmente ostacolato la loro ratifica) sia economiche (con India e Cina interessate a non rallentare il loro progresso economico bloccando eccessivamente le emissioni di gas serra). Alla fine dell’incontro, però, risultati significativi si sono raggiunti, alla luce di premesse piuttosto complesse.

In generale l’impressione è quella che ormai ben poche nazioni, o anche semplici forze politiche, abbiano ancora la presunzione di negare l’evidenza dei cambiamenti climatici globali, anche alla luce del fatto che il 2015 sembra destinato a diventare l’anno più caldo mai registrato nella storia moderna. A più o meno tutti è chiaro che trovare una soluzione in tempi brevi è necessario, il punto è farlo tutelando le necessità delle nazioni in via di sviluppo, che ovviamente sono destinate, per motivi proprio strutturali, a inquinare di più degli altri. Il risultato finale dell’accordo si può riassumere in alcuni passaggi fondamentali:

  • Tutte le nazioni dovranno lavorare per contenere l’aumento di temperatura globale sotto i 2° C, e anzi cercare di mantenerlo sotto i 1,5° C, rendendo noti e chiari i propri obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra;
  • Organizzare nuovi meeting internazionali per discutere del clima ogni 5 anni almeno, verificando i progressi compiuti ed eventualmente correggendo il tiro degli obiettivi;
  • Lavorare insieme per superare l’aumento globale di produzione di gas serra in modo da avere, nella seconda metà del secolo, una produzione sufficientemente limitata da poter essere riassorbita naturalmente;
  • Fornire ogni anno almeno 100 miliardi di dollari alle nazioni in via di sviluppo per sviluppare fonti di energia non inquinanti.

Il testo integrale dell’accordo si può leggere a questo indirizzo. Il Guardian ha parlato di un accordo storico, riassumendo il lavoro di trattative che ha portato alla firma definitiva, mentre il New York Times ha raccolto una serie di interessanti opinioni di alcuni giornalisti scientifici sulla reale importanza e validità di quanto sottoscritto nella capitale francese. Vedremo negli anni prossimi in che modo le singole nazioni recepiranno quanto stipulato in questi giorni, sperando in una maggiore decisione nel ratificare gli accordi e nel mantenere le promesse prese: il passato (Kyoto ad esempio, ma anche Copenhagen) ci ha insegnato che queste conferenze sul clima sono soltanto il primo passo, ma sta poi alle singole nazioni andare avanti col lavoro. Incrociamo le dita, c’è il nostro futuro in gioco.