Danilo Mainardi: guida alla lettura

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Danilo Mainardi (1933-2017)

E così, anche il grande professor Mainardi (Dànilo, con l’accento sulla a) ci ha lasciato. I più giovani lo conoscono per le sue frequenti ospitate presso Piero Angela, quelli un po’ più datati come me anche per le brevi “pillole” di comportamento animale che regalava in televisione in prima serata, subito prima del telegiornale, raccontando brevi e affascinanti storie condite con i suoi bei disegni creati sul momento.

I più appassionati però lo conoscono per la sua lunga e importante carriera scientifica che lo portò a studiare e definire, tra le varie cose, il comportamento animale nelle sue applicazioni pratiche e sociali, ossia come gli animali affrontano e risolvono i problemi, come sviluppano elementi culturali da tramandare alle nuove generazioni e in che modo l’intelligenza contribuisce a creare e rafforzare legami. Si può definire, senza paura d’errore, uno dei padri della moderna etologia italiana. È stato anche un professore universitario molto amato e apprezzato da studenti e colleghi, sia per la competenza sia per la profonda umanità. Inoltre la sua sensibilità per il mondo naturale lo ha spinto a schierarsi apertamente in dibattiti spinosi come la sperimentazione animale o l’utilizzo di animali per intrattenimento (nelle corride, ad esempio). Simpatizzava per il vegetarianismo, che apprezzava dal punto di vista filosofico ma che non poteva mettere del tutto in pratica a causa di una lieve anemia. La sua pacatezza e umanità erano apprezzate da tutti quelli che avevano avuto a che fare con lui.

Ma, al di là del profilo umano e della lunga e proficua carriera scientifica, chi voglia avvicinarsi per la prima volta all’opera di Mainardi deve scontrarsi con un problema non indifferente: il professore milanese, negli anni, ha pubblicato tantissime opere. Come orientarsi e scegliere quelle con cui cominciare?

Partiamo da una premessa importante: Mainardi è stato un grande comunicatore, ma non ha scritto soltanto saggi divulgativi. Alternati a tanti testi generalisti, il professor Mainardi ha infatti scritto testi molto più specialistici e dal taglio non adatto al grande pubblico. Ad esempio, nel 1992 è stato curatore di un bellissimo dizionario di etologia, un monumentale lavoro di circa 600 pagine, che riassume buona parte degli studi sul comportamento animale fino all’anno della sua pubblicazione. Si tratta, chiaramente, di un testo che mi sentirei di consigliare solo agli appassionati. Così come “La scelta sessuale“, Bollati Boringhieri 1978, che è un trattato di zoologia vero e proprio.

Passiamo allora ai titoli divulgativi veri e propri. Uno dei suoi primi lavori, nonché uno dei più pregevoli in assoluto, è “L’animale culturale“, pubblicato da Rizzoli nel 1974. Di questo agile libricino ho scritto una recensione nel 2004 (l’ho ripubblicata su questo blog a questo indirizzo), ed è sostanzialmente una serie di brevi e illuminanti esempi di come il termine “cultura” possa essere applicato in moltissimi casi anche agli animali non umani. Ai tempi, un’affermazione che per alcuni poteva risultare controversa.

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Già da questo lavoro si delinea il grande talento di Mainardi come divulgatore: stile semplice ma al tempo stesso accattivante, capitoli brevi e non caricati dettagli superflui ad appesantire il tutto e soprattutto tanti, tantissimi esempi pratici. Uno dei più grandi talenti del professore è stata la sua capacità innata di prendere con mano il lettore e trasportarlo con la fantasia nei luoghi più disparati: in un battito di ciglia, tra le pagine dei suoi libri, si passa dal Madagascar alle Galapagos, dal Giappone alla foresta del Congo, per poi ritornare nel giardino di casa a osservare gli insetti o in centro città a capire le logiche sociali dei piccioni.

In questo senso tre titoli si distinguono in positivo: “Lo zoo aperto” (Rizzoli, 1981), “Dalla parte degli animali” (Longanesi, 1990) e “L’etologia caso per caso” (Mondadori, 1988). Quest’ultimo, in particolare, è una guida splendidamente illustrata ad alcuni dei più bei casi di studio del comportamento animale realizzati negli anni. Dal celebre spinarello ai fringuelli vampiri, dalle vespe scavatrici per arrivare ai leggendari varani di Komodo.

Mainardi ha scritto anche alcuni pregevoli testi dedicati agli animali domestici: due validi esempi sono “Del cane, del gatto e di altri animali” (Mondadori, 1996) e “Il cane secondo me” (Cairo, 2010). Molti suoi libri sono inoltre dedicati al complesso rapporto tra l’uomo e il resto del mondo animale: tra questi segnalo “La strategia dell’aquila” (Mondadori, 2000), “Arbitri e galline” (Mondadori, 2003) e il recente “L’uomo e altri animali” (Cairo, 2015).

Infine, non dimentichiamo che il professore amante degli animali aveva una certa vena artistica che forse aveva origine nella sua storia familiare, essendo figlio del pittore e poeta futurista Enzo Mainardi, o forse a causa della sua vicenda personale: durante la Seconda guerra mondiale, la sua famiglia si era allontanata da Milano per trasferirsi per un breve periodo nella campagna di Soresina, dove il piccolo Danilo aveva trascorso il tempo osservando e disegnando gli animali. Questa propensione per il mondo dell’arte lo ha portato ad arricchire molti suoi lavori dei suoi simpatici disegni e a pubblicare un testo interamente dedicato alle sue rappresentazioni grafiche del mondo naturale: “Novanta animali disegnati da Danilo Mainardi” (Bollati Boringhieri, 1989). Mainardi inoltre aveva una gran passione per i romanzi gialli, filone narrativo in cui si è cimentato lui stesso, con “Un innocente vampiro” (Mondadori, 1993) e “Il corno del rinoceronte” (Mondadori, 1996). Si tratta di romanzi piuttosto ingenui dal punto di vista strettamente tecnico, ma sicuramente un piacevole e insolito modo di veder raccontata la natura, non più tramite le classiche descrizioni scientifiche tipiche di un saggio, ma inserita in una storia di fantasia.

Hangzhou & her romances

Trasferimento ad Hangzhou, capitale della regione dello Zhejiang che ha visto il suo massimo splendore alcuni secoli orsono, alla volta del Science museum e di tutto quanto di interessante c’è da visitare nella città.
Qusta ‘cittadina’ conta circa 3,9 milioni di abitanti (ma scommetto che saranno già diventati 4 prima che abbiate finito di leggere questo post), una vasta area urbana e alcune meraviglie naturali che meritano di essere visitate e raccontate.

Tra tutte primeggia il lago occidentale (Xi Hu), circondato da pagode, templi e costruzioni che con le loro luci rendono la visita incantevole soprattutto di sera.

Salendo a bordo di una barca appena un pò vistosa e appariscente

e accompagnati dall’affascinante musica tradizionale di due altrettanto affascinanti suonatrici

facciamo un giro completo del piccolo lago, raccogliendo un pò di foto e segnando la location come tra le più belle viste finora.

Ma perché siamo qui? In realtà non per turismo ma per lavoro: dobbiamo recarci al Science Museum per parlare a circa 70 dipendenti della Zhejiang Association for Science & Technology, spiegare loro cos’è un animatore scientifico, come si guadagna la pagnotta e soprattutto come lavora.

Dopo un piccolo disguido, ovvero l’aver scoperto di avere un cognome tutto nuovo

non faccio a tempo a ‘mugugnare’ che già è stato corretto con mille scuse. Possiamo cominciare, e riusciamo a ottenere un gran coinvolgimento da parte dei presenti, che hanno capito che l’elemento fondamentale per essere dei bravi animatori scientifici è innanzitutto divertirsi.

 

La mattina dopo ci rechiamo nell’area storica di Lingyin, non lontana da Hangzhou, dove si può trovare un bellissimo tempio buddista fondato nel IV secolo d.C. da un monaco giunto in queste terre fin dalla lontana India.

   

Occorre fare una levataccia: è domenica e i moltissimi credenti affolleranno in poche ore il tempio e sarà molto più difficile muoversi tra le diverse costruzioni che fanno parte del complesso. La sveglia è prima delle 7 e arriviamo a Lingyin poco dopo le 8.

 

Tra le meraviglie al suo interno primeggia una bellissima statua di Buddha alta circa 26 m,

 

e dietro ad essa un enorme altorilievo in legno che narra la storia della bodhisattva della Misericordia Guanyin.

Vi sono poi altri aspetti più caratteristici e pittoreschi come i fedeli che cercano di ‘imboccare’ la fontana del dragone con alcune monetine sperando sia di buon auspicio,

o un bassorilievo con alcuni ideogrammi su aspetti della vita (fortuna, successo, coraggio, etc) ‘ripuliti’ da migliaia di mani che ogni giorno li toccano nella speranza di ottenere quanto su essi è rappresentato.

Un’altra grande attrattiva di Hangzhou è una sorta di parco tematico denominato ‘Song Dynasty‘ e dedicato all’omonima dinastia che ha dominato la Cina circa 1000 anni fa, e lo spettacolo musicale intitolato ‘A love of  thousand Years‘.

   

Nessuno ci aveva preparato a vedere qualcosa di così esagerato e imprevedibile: un’audience entusiasta di migliaia e migliaia di persone, una platea mobile in grado di aprirsi a metà per far spazio a ballerini e cantanti, danzatrici volanti, palchi secondari sui lati, cannoni e cavalli autentici sul palco, laghi e perfino cascate d’acqua, e un’esplosione di luci, balli, colori e musica mai vista in uno spettacolo occidentale, forse neanche a Broadway.

   

Nonostante la magniloquenza e – forse – l’ingenuità di alcuni aspetti visivi lo spettacolo è veramente unico nel suo genere e ci lascia senza fiato dall’inizio alla fine di un’ora intensissima.

In fondo nonostante tutte le esagerazioni la Cina è anche questo, e ci piace così.

Zaijian,

fonso