La leggenda di un obiettivo

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È divertente pensare come, in certi frangenti, le vicende legate a freddi oggetti tecnologici possano essere ben più interessanti dei fatti di noi persone in carne e ossa. Addirittura, in certi rari casi, questi possono offrirci spunti di riflessione proprio su noi stessi.

E così, anche se ai più “Zeiss Planar 50mm f/0.7” non dirà nulla, agli appassionati di fotografia e cinema questo nome risuonerà come una specie di chimera, un oggetto leggendario per il quale sarebbero disposti a donare un rene o a sacrificare qualche parente pur di poterci mettere le mani sopra.

Il perché è semplice: questo obiettivo fotografico, sviluppato dai laboratori del grande Carl Zeiss a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del Novecento, è uno dei più luminosi mai creati. Nota per i non appassionati di fotografia (da qui in poi, NPINAF): “luminoso” significa dotato di grande apertura di diaframma, e quindi in grado di funzionare in maniera eccellente anche in condizioni di scarsa luce.

Per creare un’ottica del genere si partì da progetti inizialmente sviluppati dalla Germania nazista per le osservazioni all’infrarosso, poi trafugati dai sovietici e infine arrivati nella Germania Ovest, dove l’azienda di Zeiss aveva la sua sede. Ovviamente un obiettivo del genere non era per nulla economico, e difatti lo sviluppo del progetto venne portato avanti perché occorreva alla NASA per le sonde che ai tempi venivano mandate a fotografare e mappare la superficie della Luna: si era in piena Guerra Fredda ed era cominciata la corsa per chi, tra USA e URSS, avrebbe per primo mandato un uomo sul nostro satellite. In particolare, le fotografie alla faccia “nascosta” della Luna rischiavano di venire troppo scure. Persino alcuni obiettivi con diaframma 1.0, e quindi luminosissimi, non si erano rivelati soddisfacenti. NPINAF: l’apertura del diaframma aumenta col diminuire del suo valore, quindi lo 0.7 dello Zeiss sta a significare che era ben più luminoso degli obiettivi 1.0, che comunque non scherzavano affatto a livello di performance in scarsa luce.

Comunque sia, la corsa alla Luna è andata come tutti conosciamo e, anche se motivata da ragioni a dir poco opinabili come dimostrare agli avversari di essere tecnologicamente (e quindi militarmente) più forti, il risultato è stato una lunga serie di progressi tecnologici di cui godiamo tuttora.

Dell’obiettivo vennero creati solo 10 esemplari: 1 rimase a Carl Zeiss, 6 furono venduti alla NASA e tre vennero invece acquistati dal grande regista Stanley Kubrick. So quanto quest’associazione farà felici quei complottisti che credono che lo sbarco sulla Luna del ’69 sia una messinscena filmata proprio dal grande cineasta. Sfortunatamente per loro però, Kubrick si interessò alla lente perché era, tra le altre cose, un grande esperto di tecnica fotografica oltre che uno dei pochi che ai tempi potesse permettersi un acquisto del genere.

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Opportunamente adattato per la cinepresa, l’obiettivo venne utilizzato per filmare alcune scene di “Barry Lyndon”, sfruttando soltanto l’illuminazione delle candele. Per un perfezionista come Kubrick, questo era il modo giusto per rendere giustizia alle atmosfere settecentesche della sceneggiatura. C’era il rovescio della medaglia: un obiettivo così luminoso, per le basilari leggi dell’ottica, ha anche una cortissima profondità di campo (NPINAF: questa è la zona a fuoco dell’immagine). E così, per non apparire mai sfuocati, gli attori impegnati nelle scene a lume di candela non poterono quasi muoversi. Comunque, anche se tecnicamente complicatissimo, il risultato finale fu straordinario. La lente utilizzata per le riprese venne poi donata a Sage Stallone, figlio del più celebre Sylvester, che era un appassionato cineasta e fan di Kubrick (e come non esserlo?) e che purtroppo sarebbe mancato a soli 32 anni.

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Oggi un paio di queste lenti si possono affittare e provare su una macchina fotografica appositamente adattata. Non mi sono però informato sui costi: in fondo, ci tengo a rene e parenti. Ma la riflessione che più di ogni altra andrebbe fatta, pensando a questo oggetto, è di come spesso la tecnologia abbia fatto grandi balzi in avanti per le ragioni sbagliate. Prima gli obiettivi all’infrarosso dei nazisti, che ovviamente avevano ragione d’essere solo per utilizzo militare, poi la corsa alla Luna vinta dagli americani sui sovietici: risultato nobile, motivazione discutibile. E invece potremmo – e, a mio avviso, dovremmo – concentrarci sul creare qualcosa di nuovo solo perché aiuta il progresso dell’Umanità o, perché no, ci regala semplicemente qualcosa di bello, come un film girato a lume di candela.

 

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