Caro dentista del Minnesota

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Caro dentista del Minnesota, mi permetto di scriverti questa lettera per darti un paio di semplici consigli.

Ho letto della tua disavventura, del tuo innocente safari in Zimbabwe che ha portato alla morte di Cecil, il maestoso leone dalla criniera nera che era un po’ il simbolo di quella savana e, per alcuni, addirittura della nazione. Ho letto che hai dichiarato di non essere a conoscenza della notorietà dell’animale. Ho letto che hai anche affermato di essere dispiaciuto per quanto accaduto, e di come tu comunque non abbia, in realtà, commesso alcun crimine. Tutto molto toccante.

Certo, è interessante notare come ora i tuoi compagni di safari locali ora siano sotto processo e rischino fino a 15 anni di carcere. Allo stesso modo, mi sono molto stupito nel leggere che, in passato, avevi ucciso illegalmente un orso nel tuo paese. Ma, in fondo, capita. Magari si era trattato di un malinteso. D’altra parte, hai dichiarato che pratichi la caccia “responsabilmente”.

Infatti sono sicuro che quando hai attirato Cecil al di fuori dei confini del parco con un’esca lo hai fatto responsabilmente; quando lo hai colpito con arco e frecce e lo hai seguito per 40 ore lo hai fatto responsabilmente; e anche che, dopo questa lunghissima agonia, quando lo hai finito col fucile e poi lo hai scuoiato e decapitato, hai fatto tutto questo responsabilmente.

Sono sicuro che a casa tua, in Minnesota, sei una persona apprezzata e rispettata. Sono sicuro che pratichi la tua professione con dedizione, che curi il giardino e i rapporti col vicinato, e che se c’è bisogno di aiutare una vecchietta ad attraversare la strada non ti tiri certo indietro. Purtroppo però, a causa di questa disavventura, chiunque altro nel mondo ti odia. Ti odia ferocemente. E non si tratta solo dei ragazzi che assaltano le baleniere col gommone, no. Si tratta di gente comune, come lo sei tu e come lo sono io. E forse la causa di questo odio non è lo sfortunato esito del tuo safari in Zimbabwe, ma è proprio il tuo hobby.

E no, non tirare fuori i bracconieri per spiegare il costante declino della fauna africana. Lo sai anche tu che il problema non è causato solo da loro. Spesso è la mancanza di mezzi a disposizione delle autorità a impedire di contrastare la caccia illegale. A volte si tratta di gente benestante come te che allunga una bustarella al guardiacaccia di turno, ben sapendo quanto questo riceva uno stipendio ridicolo per il suo lavoro, peraltro pericoloso. Altre volte i bracconieri sono dei poveracci che campano sul traffico illegale di avorio, corni di rinoceronte, persino mani di gorilla vendute come posacenere. Ma non è solo colpa loro. In un continente che da decenni si confronta costantemente con guerre civili, povertà, carestie e fame uno come te, che spende 50.000 dollari per uccidere un leone, è una risorsa preziosa. E, anche se sosterrai il contrario, nonostante si insista nel favorire la caccia legale per contrastare il bracconaggio, negli ultimi trent’anni le popolazioni di tutti i grandi mammiferi africani sono calate, in certi casi crollate. Forse è giunto il momento di dare l’addio proprio alla caccia.

Pensaci: ormai è diventata un divertimento obsoleto. Fosse stato un safari alla fine dell’Ottocento magari avresti dimostrato il tuo coraggio nell’affrontare l’ignoto e le bestie feroci. Ma oggi basta qualche ora di aereo e sei in Africa. Sali su una jeep, spari uno o due colpi col tuo fucile di precisione ed ecco fatto, hai ucciso un leone. Non è certo questa grande prova di forza, né di coraggio. Meno che mai mi sentirei di definirlo uno sport. Ok la vita all’aria aperta, ok l’adrenalina, ma dimmi un po’ tu se non esistono altri modi per godere della natura africana. Magari, non so, con una macchina fotografica o una videocamera? Non è abbastanza “da uomini” immortalare gli animali selvatici senza ucciderli?

Devo forse dubitare che anche tu sia affetto dalla Sindrome del Micropene? Sai, quando ci sono quelle immotivate esibizioni di machismo fine a se stesso, tipo quando vedi quelli che gonfiano i muscoli in spiaggia, o fanno le sgommate col macchinone sportivo, e a te viene solo il dubbio che in realtà siano alla ricerca di una compensazione per la loro scarsa dotazione tra le gambe. Ecco, ci siamo capiti.

Ma sai, volevo raccontarti del lavoro di alcuni scienziati che fanno l’impossibile per salvare gli animali africani dall’estinzione. Ad esempio i rinoceronti: adesso montano una videocamera sul loro corno, direttamente collegata a un collare GPS e perfino a un cardiofrequenzimetro, il tutto per beccare i cacciatori di frodo in flagrante, mentre stanno ancora inseguendo l’animale. Roba tosta, eh? O anche di un articolo del New Scientist di otto anni fa, che diceva che la caccia poteva essere un fondamentale aiuto alle finanze dei paesi africani e alla lotta al bracconaggio. In seguito alla tua bravata, ecco che ora invece hanno cambiato idea: per prima cosa, bisogna bloccare l’esportazione di trofei. Ottimo risultato, bravo!

Ora, per arrivare al mio consiglio, ecco cosa dovresti fare per evitare che la gente continui a odiarti: smetterla.

Dare l’addio definitivo al tuo hobby, prendere le distanze da chi uccide per divertimento e si spaccia comunque per amante della natura. Abbandonare un divertimento obsoleto, stupido, volgare, violento. Sarebbe un colpaccio per la tua immagine. Qualcuno tornerebbe ad apprezzarti.

Magari altri ti seguirebbero in questa tua scelta. Ma di sicuro tutti ammirerebbero il tuo coraggio nel cambiare così radicalmente idea. E soprattutto, nessuno penserebbe più che hai un pene minuscolo.

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Qualche aggiornamento al volo

Ciao a tutti, visti i mesi di inattività di questo blog, vi aggiorno sugli ultimi progetti che bollono in pentola: stiamo lavorando per voi.

Innanzitutto, in questi mesi ho lavorato a un libro che, seppur ancora top secret, dovrebbe piacere – e molto – ai lettori di Life of Gaia, un po’ per il fatto che si occupa di persone e fatti di cui si è diffusamente discusso su queste pagine, un po’ perché parla di Natura nel modo che piace a me, con entusiasmo e positività, non con la solita ricerca della polemica che sembra diventata l’unico modo per fare divulgazione scientifica, almeno a queste latitudini. Non vi svelo nient’altro, ma la foto di apertura dovrebbe fornirvi un po’ di indizi in più. Ora siamo ancora nella fase di ricerca di un editore serio e affidabile a cui dare in mano un progetto così ambizioso. Speriamo che l’attesa non sia lunga.

Detto questo, sono tornato sull’argomento Garbage Patch, l’immenso accumulo di rifiuti che si può trovare nel cuore degli oceani della terra. dopo un lungo servizio su Le Scienze di aprile (qui c’è la versione digitale, a disposizione per gli abbonati), ho contattato Marcus Eriksen del 5 Gyres Insitute per alcuni aggiornamenti, che mi ha fornito in una breve ma interessante intervista (qui si può leggere in inglese, su Medium.com). Ulteriori aggiornamenti arriveranno nei prossimi mesi (c’è un grosso progetto in ballo su questa tematica), per cui vi consiglio di seguire la pagina facebook Garbage Patch (gestita da me e dai miei colleghi) per le ultime novità.

Ho anche cambiato veste grafica al mio sito personale www.lucifredi.it dato che la vecchia tecnologia flash sta per essere abbandonata da tutti i principali browser a causa della sua scarsa sicurezza. Poco male, il nuovo sito in WordPress, volutamente semplice, è compatibile con tutti i principali dispositivi portatili che non supportano la vecchia tecnologia: smartphone, smart tv, tablet, ecc.

Si tratta, sostanzialmente, di un mini curriculum online, oltre che di una sorta di “bussola” per orientarsi nelle decine di profili che ho sparso in giro per la rete.

A brevissimo, nuove attività anche su questa pagina, vi aspetto!

Fonso